Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Francesco Merlo

Angeli neri, giudici e pentiti. Sciascia lettore di Belli

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Il sorriso di Doina Matei e il digrignar di denti della strega sottoposta ai supplizi, in cui gli inquisitori vedevano una smorfia ilare, un farsi beffe dei giudici, e dunque un segno certo di possessione diabolica (“Io stringo i denti e poi diranno che rido”, aveva protestato cinque secoli fa Franchetta Borelli, una delle streghe di Triora, messa al tormento del cavalletto). Il contegno algido e schivo di Raffaele Sollecito e il maleficio della taciturnitas, che consentiva all’eretico di resistere cocciutamente all’incalzare dell’interrogante. Il ciglio asciutto di Amanda Knox e l’incapacità di versare lacrime perfino in mezzo alle torture, assunta come prova del servizio a Satana, secondo il Malleus maleficarum. Leggi il seguito di questo post »

Su una Nave di Teseo battente bandiera liberiana

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Un bel giorno, senza dire niente a nessuno, il professor Eco optò per il mare, e si imbarcò su una Nave di Teseo battente bandiera liberiana. Cosa trasportasse quella nave non lo sapeva ancora, e neppure conosceva la rotta; ma per fortuna chi la sera tira tardi leggendo Kant ha sempre con sé almeno due bussole, il cielo stellato e la legge morale. “Mio nipotino mi ha chiesto: ‘Nonno, perché lo fai?’. Gli ho risposto: ‘Perché si deve’”. È l’avvio di tante storie partigiane, la fresca sventatezza che è privilegio della gioventù, il singhiozzo smorzato in gola di chi parte bisaccia in spalla perché qui si fa l’Italia, l’azzardo generoso dell’esordiente che ha tutto da perdere eppure è disposto a giocarsi il suo piccolo gruzzolo. “Velleitari?”, chiede il cronista Francesco Merlo, il primo embedded della nave. “Peggio, siamo pazzi”. Perché non chiamarla allora Narrenschiff, la nave dei folli di Sebastian Brant e delle feste medievali, immagine così cara all’Eco del Pendolo di Foucault e degli studi sull’ermetismo? La Nave dei Folli, questo sì che sarebbe un bel nome per un editore, un nome bibliofilo e squinternato a un tempo (su, che fate in tempo a cambiarlo). Leggi il seguito di questo post »

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novembre 30, 2015 at 6:11 pm

Citare a vanvera

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citvanvUn po’ di scienza allontana da Dio, molta riconduce a lui. Pare che l’abbia detto Louis Pasteur, ma non ci metto la mano sul fuoco perché non sono riuscito a rintracciare la fonte. E proprio questa prudenza, questa circospezione, questa pavidità filologica mi colloca infallibilmente nel vasto gregge dei Citazionisti Mediocri. Lo siamo un po’ tutti, noi che di tanto in tanto agghindiamo i nostri discorsi con qualche bella formula presa a prestito qua e là. Ma sopra le nostre teste, nell’aria purissima, volteggiano i superuomini della citazione, i Citazionisti Sublimi, quelli che hanno compreso che un po’ di citazioni allontanano dall’Arte, ma raffiche di citazioni sparate più o meno a caso riconducono trionfalmente ad essa. Anzi, costituiscono una forma estetica a sé, quella che il poeta Giovanni Raboni battezzò «la nobile arte di citare a vanvera», per la quale si dovrebbe istituire uno speciale premio annuale: le Virgolette d’Oro. Sul podio, come vedremo, finirebbero per lo più giornalisti. Ma facciamo un po’ d’ordine. Leggi il seguito di questo post »

I Magi sciroccati (e Mattarella impupato)

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3-kings-PaymobilSono arrivati gli zii di Sicilia, cerimoniosi come i re Magi, a portare il loro saluto al martirello del Quirinale. Sono arrivati trainando un carretto agghindato di tutti gli stereotipi letterari della sicilianità e della sicilitudine, che piacciono tanto ai turisti. Ci hanno risparmiato finora lo scirocco, anzi i secoli di scirocco impigliati in quell’aureola di capelli bianchi, ed è già qualcosa; ma per il resto l’hanno impupato ben bene, Mattarella, dando fondo a tutte le riserve di Sciascia e De Roberto e Brancati che avevano a disposizione. Il primo dei re venuti da meridione, Francesco Merlo, gli ha dedicato su Repubblica un ritratto con più addobbi e candele della festa di Santa Rosalia. In uno dei suoi accessi – ahi quanto frequenti – di maschia e chiaroveggente empatia, Merlo si è immaginato il presidente “perduto nell’immensità soffocante del Quirinale come Casimiro, il triste Vicerè di Sicilia”; un “siciliano schivo, coperto e cauto”, un “siciliano tragico e superbo che brancatianamente vede il nero anche nel sole”, “umbratile e sensibile siciliano fenicio che non perdona”, uno di quei siciliani “muti, nodosi, solitari, sobri, schivi e diffidenti”, che ha la solitudine “della Sicilia terragna, Sicilia di scoglio diceva ancora Sciascia e non di mare aperto, mai di avventura”. Altro che l’oro, l’incenso e la mirra: tutti i cliché del made in Sicily si danno convegno in questo piccolo dizionario dei sinonimi dove tutto è dolente, taciturno, malinconico, tormentoso, sofferente. Sciroccoso no – ed è già qualcosa. Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 8, 2015 at 11:19 am

La palma giudiziaria va a nord

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palmavaanordLa linea della palma che sale verso nord è ormai un luogo comune giornalistico, e i luoghi comuni sono più affollati dei centri commerciali nei giorni di Natale. Che si tratti di denunciare le infiltrazioni della criminalità organizzata in Lombardia o in Veneto, gli affari di cupole e cupolette locali, le connivenze più alte tra Cosa Nostra e istituzioni o, in queste settimane, le trame di Mafia Capitale, è sempre a quella pagina del Giorno della civetta che si torna, e all’immagine dell’Italia che metro dopo metro si va trasformando in una vasta Sicilia. Tutti, all’occasione, evocano Sciascia e la sua palma, da Saviano a Caselli a Camilleri. Professionisti e dilettanti dell’antimafia ne hanno fatto in questi anni una delle metafore portanti del discorso sulla trattativa, e qualche giorno fa sul Fatto quotidiano Antonio Ingroia l’ha usata di nuovo per tendere un cavo da funambolo tra l’inchiesta di cui fu titolare e quella della Procura di Roma. Buon ultimo Francesco Merlo su Repubblica, in un commento grondante pregiudizi e trivialità sul meridione, ha precisato che Mafia Capitale “non è la sciasciana linea della palma che sale verso nord, ma è la geografia che scende. È Roma che, smottando verso sud, è ormai diventata mezzogiorno di suk e di illegalità” (la frase di tutta evidenza non vuol dire nulla, ma rivela se non altro che una personale linea della palma insegue Merlo come la nuvola di Fantozzi: tanti anni a Parigi non gli sono bastati a lasciarsi alle spalle la prosa vuota e ampollosa dell’avvocato siciliano caricaturale). Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

dicembre 28, 2014 at 1:40 pm

Psicoanalizzare Repubblica. Barbara S. e l’Uomo dei merli

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AvXBDT6CIAQ4gvWNon temo il Berlusconi in sé, temo il Berlusconi in me. E più ancora temo il Berlusconi in certi editorialisti di Repubblica, dove si è annidato in modi che l’antica demonologia avrebbe catalogato senza indugi come possessione, predisponendo i riti e le formule del caso. Ma già che l’esorcismo non è più di moda, occorrerà affidarsi al suo moderno surrogato, la psicoanalisi. Solo nella Vienna del primo Novecento, dobbiamo riconoscerlo, circolavano ingegni in grado di illuminare i documenti clinico-giornalistici che abbiamo potuto leggere in questi giorni, ad opera di pazienti che non sfigurerebbero accanto ad Anna O., all’Uomo dei topi o al piccolo Hans. Ne sottopongo due all’attenzione del lettore.

1. Vedo Silvio. Il primo caso è quello di Francesco M., ma possiamo anche chiamarlo il piccolo Franz o l’Uomo dei merli. Dal suo editoriale del 22 ottobre: “Fabio Fazio sembrava Ghedini e Maradona Berlusconi. E il pubblico televisivo più colto d’Italia applaudiva il reato di evasione, che offende la disperazione del Paese impoverito, proprio come la corte eversiva del Cavaliere celebra la frode fiscale davanti al tempio di Palazzo Grazioli”. Come il lettore avrà intuito, siamo in presenza di un caso di incipiente psicosi allucinatoria. Nell’Interpretazione dei sogni (cap. VII, par. C: “L’appagamento di desiderio”), Freud ne riportava la genesi a uno stato primitivo dell’apparato psichico in cui si è in grado, in assenza dell’oggetto desiderato, di allucinarne la percezione. In altre parole la psiche del piccolo Franz, non potendo elaborare l’assenza di B. e la sua uscita di scena, ne ricrea l’immagine anche dove di tutta evidenza non c’è, per esempio in un ex calciatore argentino di mezza età. Lo stesso fenomeno, c’è da ipotizzare, si sarebbe verificato se gli avessero messo davanti uno spaventapasseri, uno scimpanzé bonobo in doppiopetto o una sedia vuota. Il caso è del tutto analogo all’episodio di Vedo nudo di Dino Risi in cui Nino Manfredi allucinava donne nude a partire da qualunque stimolo, anche da una coppia di bottiglie (“Sono due donne nude con un tappo in testa”). Si raccomanda un lungo riposo. Leggi il seguito di questo post »