Guido Vitiello

Archive for the ‘Libri’ Category

Socialisti in bancarella

leave a comment »

Per i nuovi crepuscolari dell’editoria, spaventati da Amazon e dai megastore, una bancarella di vecchi libri è come un bioparco dove sopravvive miracolosamente la «bibliodiversità» minacciata dalla specie rapace dei bestseller. Ma è bene scrollarsi di dosso questi miraggi sentimentali: vista da vicino, una bancarella ricorda più spesso un paesaggio dopo la battaglia, una sanguinosa distesa di soldati caduti. Caduti sì, ma di quali guerre? Non sempre si tratta di lotte darwiniane interne al mondo dell’editoria. Anzi, a saper frugare tra i vecchi libri con un grano di discernimento si potrebbe ricostruire, a tentoni, la storia profonda di un paese. È quel che ho pensato quando, girovagando tra le bancarelle dietro la stazione Termini di Roma, ho dovuto constatare uno degli effetti collaterali della guerra politico-giudiziaria inaugurata nel 1992 con l’arresto di Mario Chiesa: da allora i banchi dei remainders sono invasi da quel che resta della vecchia editoria socialista. La parte del leone la fanno i libri della SugarCo di Massimo Pini, che della casa editrice craxiana fu fondatore e animatore fino al 1993, e che è morto proprio il mese scorso. Si pensi ciò che si vuole delle molte ombre di una stagione politica e di un sistema di potere, ma quei libri, a risfogliarli oggi, rievocano un’impresa intellettuale elettrizzante. SugarCo pubblicava i grandi dissidenti dei regimi dell’est, i primi libri non agiografici sulla Cuba di Castro, le analisi della sinistra antitotalitaria e antiburocratica, perfino i rari testi garantisti sulla giustizia. Tra questi, un libro quasi introvabile: La degenerazione del processo penale in Italia (1988) di Agostino Viviani. L’avvocato ed ex senatore socialista, già allora in rotta con il Psi, denunciava lo strapotere dei pubblici ministeri, l’annichilimento della difesa e, soprattutto, la piega inquisitoria che dai processi di mafia si stava allargando a tutta l’azione giudiziaria. Una piega per la quale, diceva Viviani, in barba al principio per cui la responsabilità penale è personale «acquista penale rilievo, oltreché il fatto commesso, l’appartenenza ad una certa area»: secondo questa logica viziata si è colpevoli perché si respira aria corrotta, e il meno che si possa dire di chi è immerso nel male fino al collo è che non poteva non sapere. Ecco, rileggendo quelle pagine ho pensato che ci sono terremoti così potenti da distruggere anche gli strumenti di previsione dei terremoti. Salvo ritrovarne i resti, a metà prezzo, tra le macerie.

Articolo uscito su IL di settembre 2012

Written by Guido

ottobre 18, 2012 at 11:34 am

Pubblicato su IL, Libri

Tagged with ,

Ottanta-novantenni alla riscossa

leave a comment »

Alcuni si sono indignati dopo aver letto Indignatevi!, altri si sono impegnati dopo aver letto Impegnatevi!, ma la nuova esortazione (leggermente generica) di Stéphane Hessel – Vivete! – rischia di incontrare un successo addirittura plebiscitario, fatta salva qualche colonia di lemming e qualche roccaforte di depressi scandinavi. Di certo la sta seguendo alla lettera il suo autore, 95 anni a ottobre, che dopo l’insperato trionfo di quel primo opuscolo-manifesto del 2010 è in preda a una febbre pubblicistica incontenibile, che lo ha già portato al successivo punto esclamativo, Esigete!, e a una raffica di libri-conversazione di alta diplomazia umanitaria, con Aung San Suu Kyi o con il Dalai Lama. Saggezza pacificata della canizie? Tutto il contrario: rabbia punk, muso duro e rivendicazioni radicali. Il caso dell’ex partigiano diventato popstar culturale alla soglia dei cent’anni non è isolato: è nata la Generazione ON, gli ottanta-novantenni, vecchi il doppio dei TQ (e tre volte più arzilli). Tutto è cominciato con Compay Segundo, il musicista cubano stanato all’Avana da Ry Cooder e Wim Wenders per Buena Vista Social Club, che a novant’anni, dopo decenni passati a vivacchiare all’ombra di Castro, cominciò a girare il mondo dimenandosi sul palco come un ragazzino. Il suo parente più stretto sulla scena intellettuale è il sociologo polacco Zygmunt Bauman, che oltretutto ha compiuto una parabola simile dal socialismo reale alla ribalta internazionale. Chiunque abbia avuto tra le mani il suo Lineamenti di sociologia marxista, pubblicato quarant’anni fa dagli Editori Riuniti, stenta tuttora a credere che da quel macigno di cinquecento pagine potesse mai scaturire qualcosa di liquido: «Qui non c’è acqua ma soltanto roccia», avrebbe potuto dire con T. S. Eliot. E invece una metafora imbroccata, riprodotta in serie su un’intera linea di prodotti editoriali – modernità liquida, vita liquida, amore liquido, paura liquida – lo ha catapultato, da ottuagenario, al centro dell’arena, ospite fisso di ogni festival che si rispetti. E in Italia? Qui il potere gerontocratico è così saldo che la seconda giovinezza dell’ultraottantenne arrabbiato fa meno notizia. Ma abbiamo avuto comunque Indignarsi non basta di Pietro Ingrao, Ribelliamoci di Luciana Castellina e Ribellarsi è giusto del partigiano novantasettenne Massimo Ottolenghi. La triade di Arbasino è capovolta: i venerati maestri tornano in scena come belle promesse. Che sia perché la generazione di mezzo è affollata di soliti stronzi?

Articolo uscito su IL di agosto 2012.

Written by Guido

ottobre 18, 2012 at 11:27 am

Pubblicato su IL, Libri

Tagged with , ,

Filosofi, uno zombie vi divorerà

with 2 comments

Se un cieco guida un altro cieco, insegnano i Vangeli, cadranno tutti e due in un fossato. Chi va con lo zoppo, d’altro canto, impara a zoppicare. Ma che cosa accade quando ci si sceglie come guida uno zombie? La domanda non è irrilevante, specie in apertura di una campagna elettorale post-apocalittica dove l’accusa di “zombie” si annuncia come una delle armi polemiche più ricorrenti. E la risposta è in un volumetto di Maxime Coulombe, sociologo e studioso di storia dell’arte contemporanea, che s’intitola Petite philosophie du zombie (Puf): “L’intento di questo libro è semplice: fare dello zombie un Virgilio, una guida per osservare la nostra società occidentale”. D’altronde, si tratta di una creatura in buona parte autoctona, sebbene possa vantare remote origini haitiane. Ma se lo zombie tradizionale è un vivo che sembra morto, un corpo senza spirito che può essere magicamente riportato alla vita – concrezione mitologica di due lasciti coloniali, la schiavitù e il Cristianesimo – lo zombie contemporaneo, nato dai romanzi di Richard Matheson e soprattutto dai film di George A. Romero, è l’esatto contrario: un morto che sembra vivo, che deambula come un vivo un po’ rincoglionito, che spande la sua infezione tra gli uomini e che per giunta è cannibale. Che cosa vede Coulombe attraverso le sue orbite spente? Che cosa incarna o simboleggia, lo zombie? Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 16, 2012 at 1:38 PM

Non giudicate. Conversazioni con i veterani del garantismo

leave a comment »

La scheda del libro è sul sito dell’editore Liberilibri.

Written by Guido

ottobre 8, 2012 at 9:47 am

Pubblicato su Guido Vitiello, Libri

Slavoj Žižek spiegato ai bambini

leave a comment »

Quando Jean-François Lyotard pubblicò Il postmoderno spiegato ai bambini, c’era da evocare il vecchio Groucho Marx: «Anche un bambino di quattro anni potrebbe capirlo… Va’ a trovarmi un bambino di quattro anni, perché io non ci capisco niente». Del resto, la familiarità dei piccini con le filastrocche, le ninnenanne e gli scioglilingua li dispone meglio verso certe formule cullanti e incantatorie dei filosofi: chi corre in cerchio al grido di «giro girotondo, casca il mondo» non avrà problemi a farsi dire da nonno Heidegger che il mondo mondeggia e il nulla nulleggia. Ma chissà che non sia questo l’atteggiamento più proficuo e, in fin dei conti, il più sano. Davanti a certi grandi affabulatori verrebbe da esclamare, come le dame di La Bruyère ammaliate da un oratore alla moda: «Delizioso; che cosa ha detto?». Continua a leggere su La Lettura.

Written by Guido

settembre 27, 2012 at 10:48 am

Pubblicato su La Lettura, Libri

Tagged with

Le pietre scartate (ma preziose) di René Girard

with 3 comments

Non tutte le pietre scartate dai costruttori diventano testate d’angolo. Ce n’è qualcuna che finisce sbriciolata nel calcestruzzo, qualcuna che si acquatta nella muratura, qualcuna che può aspirare alla dignità ornamentale del fregio o del pinnacolo. E così, quando René Girard ebbe ultimato le sue cattedrali concettuali – la più imponente delle quali è La violenza e il sacro – le tante pietre e pietruzze che non erano servite a innalzarle finirono a comporre un gran numero di opere minori, che si possono leggere secondo i casi come studi preparatori, come derivazioni dei libri maggiori, come illustrazioni delle vecchie tesi con nuovi esempi letterari, scritturali, antropologici. La metafora muratoria si addice bene a Girard, se pensiamo che la testata d’angolo della sua opera è proprio la pietra scartata: la vittima sacrificale la cui espulsione fonda l’ordine sociale, e poi la croce di Cristo che svela il fondamento violento e persecutorio di ogni civiltà.

La più recente delle opere minori di Girard è Geometrie del desiderio (Raffaello Cortina) e allinea pietre di varia origine e natura, alcune molto preziose: due saggi medievali, uno sul combattimento di Ivano e Galvano in Chrétien de Troyes, l’altro sulla passione di Paolo e Francesca istigata dal libro galeotto; alcune pagine su Romeo e Giulietta che si possono leggere come il capitolo mancante del suo libro su Shakespeare; altri due saggi, meno interessanti, su Racine e Marivaux; qualche appunto su autori moderni come Malraux, Camus, Butor e Robbe-Grillet. Sono per gran parte cose scritte tra gli anni Cinquanta e Sessanta, poco prima o poco dopo l’innalzamento della prima cattedrale, Menzogna romantica e verità romanzesca, e pertanto devono esser lette come complemento di quell’opera maggiore. Ancora non si parla di sacrifici umani e capri espiatori (bisognerà attendere il decennio successivo), tutta l’attenzione è rivolta a illuminare i meccanismi di quello che Girard chiama “desiderio mimetico”: un desiderio che non scocca come una freccia dall’amante all’amata, secondo l’illusione romantica, ma che per arrivare a destinazione deve battere contro la sponda di un mediatore, che fa da modello e rivale. Cupido non gioca al tiro con l’arco, ma a carambola: desideriamo sempre imitando (e invidiando) qualcun altro. Ne deriva che la passione ha bisogno di un rivale, e che in fin dei conti, come si legge nelle prime righe del saggio su Romeo e Giulietta, “l’amore vero scoppia sempre in presenza di qualche ostacolo”. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 22, 2012 at 9:17 PM

Pubblicato su Il Foglio, Libri

Tagged with ,

Elenco analitico degli scrocconi letterari

leave a comment »

Charles Fourier compose un elenco analitico dei cornuti, distinguendone un’ottantina di tipi, e altrettanto si potrebbe fare con gli scrocconi, tale è la varietà dei caratteri, dei moventi e degli espedienti di chi mangia a sbafo. Ma a conti fatti, per il padrone di casa depredato la distinzione che importa è una sola: ci sono scrocconi simpatici e scrocconi antipatici. Distinzione che ne sottende spesso un’altra, meno lampante, tra lo scroccone consapevole e quello che s’indignerebbe a esser definito tale. Scroccone inconsapevole, dunque? Sarebbe più corretto definirlo mitomane: a nascondergli la sua natura è infatti la misura della sua presunzione. Chi si sa destinato a grandi imprese non ha forse diritto a vivere a spese del gregge? Nel romanzo Il Rosso e il Nero di Stendhal la fulminea ascesa sociale di Julien Sorel, figlio di falegname con ambizioni napoleoniche, si spezza quando una lettera della prima amante getta sulla sua parabola una luce sospetta: «Sono costretta a pensare che uno dei suoi mezzi per farsi valere in una casa sia sedurre la donna che vi è più stimata. Mascherato da un apparente disinteresse e da frasi da romanzo, il suo grande e unico obiettivo è riuscire a disporre del padrone di casa e della sua fortuna». Quanto a scrocconi di questa sorta, però, nessuno supera in antipatia Fomà Fomìc. Continua a leggere su La Lettura.

Written by Guido

settembre 16, 2012 at 12:18 PM

Pubblicato su La Lettura, Libri

La psicoanalisi come genere letterario. Fachinelli su Freud (e Rilke)

with 2 comments

Un’etimologia bella e bugiarda è meglio che nessuna etimologia. Chi crede che merenda venga da meritare, o che paralitico abbia a che fare con la pietra, guadagna con le parole un’intimità, una confidenza che è preclusa a chi le accosta da semantico frigido e distratto. Ora, siccome la psicoanalisi si può considerare a buon diritto una branca dell’etimologia, una dottrina che riconduce i desideri derivati alla loro prima radice, ecco una buona ragione per disinteressarsi fino a un certo punto della sua verità o falsità; purché, beninteso, la si sappia intendere poeticamente: Borges leggeva le Etymologiae di Isidoro di Siviglia con lo stesso spirito con cui leggeva Jung, cercando nell’uno e nell’altro le stesse intuizioni.

Che nostalgia per gli psicoanalisti-poeti, per quei grandi e temerari affabulatori: le origini della psicoanalisi ne erano affollate, prima che s’insediasse una scolastica verbosa, settaria e un po’ pavida. Rileggere oggi Thalassa di Ferenczi, il Trauma della nascita di Rank, le spericolate congetture antropologiche di Roheim riserva di quei piaceri che danno solo i grandi romanzi. Venne poi la seconda rinascenza poetica, quella degli anni Sessanta e Settanta, annunciata dal fatale 1959: in quell’anno videro la luce due capolavori letterari, La vita contro la morte di Norman O. Brown e L’io diviso dello psichiatra Ronald Laing. La peste lacaniana era alle porte, e le porte non erano sorvegliate a dovere. Leggi il seguito di questo post »

Ho una banda che mi suona nella testa. Sui tormentoni

leave a comment »

Forse Massimo Troisi non aveva tutti i torti a suggerire che la rovina dei giovani è stata il grammofono. E dopo il grammofono, la radio. E dopo la radio, la tv. Quando Mina, nel 1967, cantava alla Rai: “Ho una banda che mi suona nella testa, che mi suona così forte che se vieni più vicino puoi ascoltarla pure tu: zum zum zum”, una persona di senno avrebbe dovuto chiamare il pronto intervento psichiatrico. In altre epoche, chissà, la si sarebbe affidata alle cure di uno sciamano, o di un esorcista, qualcuno insomma versato nell’arte di cacciare gli spiriti. E invece niente: la posseduta poté cantare fino in fondo la sua canzone, che per inciso si apriva con il proverbiale “sarà capitato anche a voi”. In effetti, hypocrite auditeur, era capitato a tutti, e la pandemia nei decenni a venire non avrebbe fatto che estendersi. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 11, 2012 at 1:15 am

La sfida finale: l’Impero contro la Supercazzola

with one comment

Written by Guido

settembre 10, 2012 at 11:00 am