Guido Vitiello

Archive for the ‘Libri’ Category

Mariarosa Mancuso su “Ha visto il montaggio analogico?”

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Il Foglio, 19 aprile 2011

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aprile 19, 2011 at 9:32 PM

L’Amore e l’Occidente in compendio

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aprile 13, 2011 at 11:11 PM

Ha visto il montaggio analogico?

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Dalla quarta di copertina di Alberto Pezzotta:

Illuminare Pasquale Festa Campanile con Schnitzler e Gozzano, usare Panofsky per analizzare la pseudo-soggettiva di una mosca in Reazione a catena di Mario Bava, leggere Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci come il film sulla fine della civiltà contadina che Pasolini non ha mai girato. Tanto fanno, Andrea Pergolari e Guido Vitiello, in questo aureo libretto. Ma non sono cinefili snob o accademici in vena di sfoggio. Il loro scopo, infatti, non è nobilitare i film che amano. Tali film, infatti (da Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno di Luciano Salce a Gran bollito di Bolognini), non ne hanno bisogno. Sono già nobili. Solo che non se ne è accorto quasi nessuno. I tanti che li hanno apprezzati, spesso, l’hanno fatto con un misto di senso di colpa e di esibizionismo trash (questo sì, snobistico). Pergolari e Vitiello, invece, sono l’anti-trash: non hanno bisogno di fingersi meno intelligenti di quello che sono, di giocare basso per cercare il facile ammiccamento. E mostrano quanto sia ricca e complessa tutta una fetta di cinema italiano a torto considerato “minore”, ma che è semmai medio, popolare e di genere. Un cinema che in parte coincide con la mai abbastanza elogiata commedia all’italiana, sistematicamente denigrata prima dagli ideologi e dai bacchettoni, e dopo dai fan della monnezza. Pergolari e Vitiello, inoltre, non parlano solo di piani-sequenza e montaggi eisensteiniani. In un libro di cinema, trovare citati José Ortega y Gasset o Thomas Mann di fianco al ragionier Ugo Fantozzi, è raro e fa bene. Nella barbarie che ci circonda, occorre essere sanamente démodé e coraggiosamente utopisti.

Lavieri edizioni, 104 pagine, 2011, 11,50 euro

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marzo 31, 2011 at 9:43 am

Margaret Mazzantini, Gigi D’Alessio e il romanzo neomelodico

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Ho un serio problema con le nozioni anatomo-fisiologiche di certi canzonettisti melensi. Non è chiaro, per esempio, che cosa intendesse Umberto Tozzi cantando “è una farfalla che muore sbattendo le ali l’amore che a letto si fa”. Quel verso, a dire il vero, lasciava interdetto anche il buon Francesco Guccini: “E tu rimani lì”, commentava, “e ti domandi se le altre volte non hai sbagliato tutto, o qua e là, nella faccenda; se non c’è qualcosa che ti è clamorosamente sfuggito”.

Un enigma non meno arduo lo offre Eros Ramazzotti in Adesso tu: “La parte interna dei respiri tu sarai”. Immagino si riferisse ai respiri tout court, visto che la parte esterna dei respiri (l’aria che c’è in giro) non è da considerarsi pertinenza del signor Ramazzotti, ma chissà. Allo stesso modo, quando Raf cantava “e le tue mani su di me sulle mie mani su di te” (Inevitabile follia), ho sempre pensato che si trattasse di un intreccio recidibile solo per via chirurgica. Leggi il seguito di questo post »

Piccola biblioteca garantista

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Nelle prossime settimane si parlerà molto di giustizia, processi e magistrati. Si parlerà molto meno, temiamo, di carceri e detenuti (l’unica emergenza davvero non prorogabile). Ho pensato così di fare cosa gradita condividendo qui buona parte del mio scaffale garantista. Ce n’è per tutti i gusti: autori di destra e di sinistra (per quanto mortificante sia la distinzione per bande), liberali e radicali, socialisti e comunisti, qualche berlusconiano riluttante. Ci sono giornalisti di testate vicine al governo e altri che scrivono per giornali accanitamente antigovernativi, come l’Espresso o Repubblica. Libri vecchi e nuovi, in commercio o da scovare in qualche mercatino. Grandi scrittori e uomini di legge, giuristi di chiara fama e storici, polemisti e saggisti. Protagonisti (loro malgrado) di noti casi giudiziari e anche qualche grande classico, perché non si dica che siamo il paese di Verri e Beccaria ma che poi non ci scomodiamo a leggerli. Non tutti gli autori sono garantisti, non tutti lo sono sempre e non tutti lo sono egualmente per tutti gli imputati. Non tutti i libri mi piacciono, ma in ciascuno ho trovato qualcosa di buono o di utile. Una sola cosa li accomuna, ed è il mio scaffale. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

marzo 14, 2011 at 12:39 PM

Walter Benjamin centravanti di sfondamento. Baricco fa la ola

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Nelle note a piè di pagina c’è sempre un’eco delle glosse a un libro sacro. Che siano devote o puntigliose, modeste o insolenti, le note se ne stanno lì genuflesse, in corpo minore, gli occhi volti al grande altare del testo. Lo sapeva bene Walter Benjamin, che applicava a ogni testo (sacro o profano) la lezione talmudica dei quarantanove gradini di significato, e che sognava di scomparire dietro una montagna di note e citazioni. Per la sua opera vale l’insegna sotto cui Gómez Dávila raccolse i propri aforismi: In margine a un testo implicito. Vale anche per un breve saggio del 1936, Il narratore, che Benjamin compose in margine all’opera di Nikolaj Leskov, e che Einaudi ripubblica ora con note di Alessandro Baricco: “Anni fa, quando la Scuola Holden era appena nata, questo testo ne era per così dire la Bibbia”. C’era da aspettarsi quindi un commentario compìto e liturgico, degli esercizi ignaziani, ma la dedica agli ex allievi della scuola di storytelling torinese (“Ehi gente, questo libretto è per voi”) è lì a sconfessarci. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

marzo 11, 2011 at 1:20 am

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marzo 4, 2011 at 7:54 PM

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Le puttane di Kant (e l’Elogio futurista della prostituzione)

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Il professor Eco fa spesso le ore piccole (ma perché legge Kant). Poi, a notte fonda, ripone sul comodino la Grundlegung zur Metaphysik der Sitten e scivola nel sonno. E chissà quali sogni selvaggi sogna allora, il professor Eco. Kant e l’ornitorinco che si avventano l’uno sull’altro, in fregola, in una battaglia d’amore in sonno, una hypnerotomachia; perché se proprio non può esimersi dal sognare – di per sé una sconveniente obnubilazione delle facoltà critiche – che almeno sian sogni in edizione aldina e, ove possibile, ornati di xilografie allegoriche rinascimentali. Di certo, da buon kantiano, il professor Eco si preclude di sognare la Cosa in sé, l’inattingibile Ding an sich che crepita sotto il velame delle apparenze. Così inattingibile che ci si domanda perfino se esista, e soprattutto cosa diavolo sia, quell’oscuro oggetto del desiderio. Un filosofo la cui inesistenza è invece assodata, Jean-Baptiste Botul, ha dato la sua risposta in una conferenza mai tenuta a Nuova Königsberg, colonia dei kantiani del Paraguay: «La Cosa è il Sesso. È evidente. Non possiamo conoscere la Cosa in sé, ci avverte Kant. Non ne siamo capaci, ma soprattutto non ne siamo autorizzati» (La vita sessuale di Immanuel Kant). E poi: «È noto il rovescio di questo genere di ascetismo: il bordello. La Verità che si voleva nuda attraverso l’esperienza e la speculazione, la si contemplava, alla fine, tra le gambe della prostituta, professionista della “Cosa in sé”». La Cosa in sé sarebbe dunque quella cosa, che il kantiano si affatica a raggiungere brancicando tra le sottane della realtà. Perché questo è, in ultimo, il suo supplizio di Tantalo: la Cosa gli appare sempre tegumentata dalle apparenze, diciamo pure dalla lingerie del mondo fenomenico. Leggi il seguito di questo post »

Alessandro Zaccuri su “Nuove metamorfosi di Tristano”

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Lo scrittore Luigi Santucci, che ne fu il traduttore italiano, ricordava di essersi imbattuto nell’Amore e l’Occidente in circostanze che, se non proprio romanzesche, appaiono comunque del tutto intonate al capolavoro di Denis de Rougemont (1906-1985). Il libro era stato pubblicato in Francia nel 1939, dopo che l’autore – un intellettuale svizzero all’epoca poco più che trentenne – lo aveva dettato in pochi mesi alla moglie. Santucci lo scoprì nel 1944, durante la sua esperienza di partigiano, «nel castello di una principessa, in Canton Ticino», se ne impossessò, lo studiò, decise di tradurlo. Niente di strano, non fosse che L’Amore e l’Occidente tratta appunto di castelli e cavalieri, di re e regine, e quindi, in un certo modo, anche di principesse. La tesi di De Rougemont è semplice quanto affascinante: quello che viene comunemente considerato l’amore romantico, l’amour passion, non è altro che la declinazione moderna di antichissime credenze gnostiche, tornate alla luce nel Medioevo attraverso l’eresia catara e distillate nella poesia dei trovatori, oltre che nelle leggende del ciclo bretone. Campioni di questo desiderio che non può mai ottenere soddisfazione, e che si esalta anzi in virtù degli impedimenti, sono l’infelice Tristano e la bionda Isotta.

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Written by Guido

marzo 2, 2011 at 11:41 PM

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Come non eccedere nelle ridondanze pleonastiche di troppo

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Perché dire “procedura d’imbarco”, se l’imbarco è già in sé una procedura? Perché dire “situazione di emergenza”, quando basterebbe “emergenza”? Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

febbraio 16, 2011 at 4:59 PM

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