Guido Vitiello

Posts Tagged ‘Pier Paolo Pasolini

Chi vuol salvare la propria faccia la perderà

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Judex ergo cum sedebit, quidquid latet apparebit. Quando il Giudice si assiderà, ogni cosa nascosta sarà svelata. Così annuncia il Dies Irae, e messa in questi termini la faccenda suona piuttosto minacciosa. Se però non ci lasciamo suggestionare da tutto quel kitsch medievaleggiante che abbiamo in testa a forza di codici da vinci e nomi della rosa, da tutte quelle schiere nere di monaci incappucciati che intonano il lugubre babau del gregoriano, capiremo che c’è poco da temere dal giorno del Giudizio: lassù nei Cieli le carriere sono separate dall’origine dei tempi, alleluia! Satana è, in ebraico, l’Accusatore, e come non bastasse deve chiedere il nullaosta al padreterno per avviare l’azione penale, che sia per tribolare Giobbe o per “vagliare i discepoli come si vaglia il grano”. Sul banco della difesa sta invece lo Spirito Santo, che il greco della Bibbia chiama il paracleto, e cioè l’Avvocato; dal che si deduce che la bilancia della giustizia ultraterrena pende alquanto sul lato della difesa. La terzietà del giudice non è assicurata, essendo questi tutt’uno con il difensore (è assicurata la sua trinità, che è cosa un po’ diversa). Un grande teologo volle pure ricavarne che, per grazia del divino garantismo, le carceri infernali potrebbero essere vuote, senza bisogno di amnistie a maggioranza qualificata. Così in cielo; quaggiù in terra le cose vanno a rovescio, almeno nella nostra aiuola: le carceri sono infernali proprio perché straboccano, l’accusatore e il giudice vanno assieme a braccetto al circolo del tennis e l’ingranaggio giudiziario ronza così spesso a vuoto che non sappiamo mai cosa partoriranno i suoi stridori, se la verità o l’errore. Leggi il seguito di questo post »

Strane storie. Il cinema e il “romanzo delle stragi”

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Chi ricorda il finale di America oggi (1993), il film polifonico di Robert Altman ispirato ai racconti di Carver? Una moltitudine di personaggi, storie e voci era accomunata, prima dei titoli di coda, da una fragorosa scossa di terremoto che faceva tremare tutta Los Angeles. Se ne parlò, all’epoca, come di un raffinato espediente narrativo, con annesse discettazioni sul postmoderno (allora molto in voga). Allo spettatore italiano, tuttavia, quel finale poteva facilmente ricordarne un altro, di molti anni prima, ambientato non già a Los Angeles ma a Roma: lo scoppio della bomba che riannodava per un istante le vicende dei tre protagonisti di Un sacco bello (1980) di Carlo Verdone. Un’esplosione seguìta dal suono delle sirene che alludeva probabilmente agli attentati dinamitardi al Campidoglio dell’aprile 1979, ma che per il pubblico dell’epoca riportava alla mente molte altre bombe – una lunga sequela di stragi a cui si sarebbe aggiunta, pochi mesi dopo l’uscita del film, quella della stazione di Bologna. Leggi il seguito di questo post »

Birth of the cool. Appunti sulla nuova glaciazione

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Il settimanale cattolico Tempi mi ha chiesto, lo scorso luglio, di espandere una frase del mio articolo sul cool, Il dolce stil fico, fino a farne un articolo. La frase era questa: “E se avessero occhi per vedere, gli uomini di chiesa capirebbero che la minaccia non viene da una dottrina, il relativismo, ma da uno stile emotivo che prende a modello proprio i ‘tiepidi’ contro cui tuona l’Apocalisse. Non di secolarizzazione dovrebbero parlare, per queste decadi, ma di un principio di glaciazione”. Far lievitare una metafora buttata lì senza troppo pensare non sempre è facile, ad ogni modo questo è il meglio che sono riuscito a inventarmi. Leggi il seguito di questo post »

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settembre 27, 2011 at 7:27 PM

Il dio assassino. Su una sequenza di “Tenebre”.

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Gli amici della rivista online Quaderni d’altri tempi mi hanno chiesto di commentare una sequenza di un film che mi fosse, per una ragione o per l’altra, particolarmente cara. Ne ho scelta una da Tenebre (1982) di Dario Argento. Per parlare del cinema moderno si usa spesso la formula arcinota di Alexandre Astruc, la caméra-stylo, la macchina da presa usata come una penna. Si tende a dimenticare che lo stilo è anche un pugnale. In cinque deliranti minuti, probabilmente i migliori di tutto il suo cinema, Argento fa riaffiorare questa antica identificazione. O almeno è quel che provo a sostenere in queste note, forse altrettanto deliranti. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

luglio 25, 2011 at 8:03 PM

Travaglio e il “cavallo di Ingroia”. I libertari e il culto delle manette

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Cadmo, mitico fondatore di Tebe, seminò i denti del drago che aveva appena ucciso, e dal suolo spuntò una legione di guerrieri armati di tutto punto. Marco Travaglio, mitico fondatore del Fatto quotidiano, non ha ucciso nessun drago (anzi, alla longevità del drago deve le sue fortune: simul stabunt, simul cadent), ma ha seminato per anni ritagli e coriandoli di faldoni giudiziari, requisitorie, intercettazioni, pettegolezzi da comari, vecchi articoli di giornale. E cos’è spuntato fuori, da questa seminagione? Un corrusco esercito di petulanti, monomaniaci, insopportabili soldatini col verbalino. Grilli parlanti che mandano a mente le sue liste di proscrizione dei cattivi d’Italia, che divorano i suoi tomi come nemmeno il Giovanni dell’Apocalisse divora il libro dell’angelo. Che non riescono a condurre uno straccio di ragionamento politico senza tirare in ballo la fedina penale di questo o quel parlamentare, che diventa senza possibilità di replica “il prescritto Tizio” o “il pregiudicato Caio”. E che, soprattutto, a forza di applaudire nelle notti estive il suo teatro di narrazione itinerante su Mani Pulite, hanno incorporato una visione tutta fumettistica e disneyana della storia italiana, dove c’è Zio Paperone, la Banda Bassotti e – grazie al cielo – l’incorruttibile Commissario Basettoni. Leggi il seguito di questo post »

Ricordatevi di Brontolo

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Gongolo, Pisolo, Eolo… Li conti e li riconti, ne manca sempre uno. C’è una connaturata tendenza a ridurre i sette nani a sei. Ma la regola del nano omesso (aristotelicamente, regola del settimo escluso) trova applicazione anche in meno fiabeschi contesti. Si prenda l’ultimo libro di Paolo Rossi, Mangiare (il Mulino), un saggio di storia delle idee su cibo e civiltà. Come tutti i libri di Rossi, documentatissimo, autorevole, spiritoso. C’è un capitolo sugli scioperi della fame, e non manca proprio nessuno: le suffragette inglesi, il Mahatma Gandhi (e ci mancherebbe), Bobby Sands e i militanti dell’Ira, il dissidente cubano Guillermo Farinas, i digiuni nelle carceri turche. Ce n’è anche per l’Italia: lo sciopero della fame a rotazione annunciato nel giugno 2010 da centoventi parlamentari del Pd in difesa dei lavoratori Eutelia. E siamo a sei. Manca nessuno? Gongolo, Pisolo, Eolo… Rossi li conta e li riconta, ma il nome di Pannella proprio non gli viene in mente.

Se è un caso, non è isolato: capita anzi che Pannella sia spesso il settimo nano che manca all’appello. Un altro esempio? Il dibattito sul “corpo del capo”, sul ritorno della fisicità nella politica italiana. Sono usciti fior di saggi che ripercorrono il tema fin dalle antiche teorie della regalità e da I due corpi del re di Ernst Kantorowicz. Vi si discute molto di Berlusconi, dei suoi lifting e del suo priapismo. Si rievoca di conseguenza il priapismo di Mussolini, immortalato dall’impareggiabile Gadda. Si ragiona sulle foto di Moro nel bagagliaio della Renault 4, e su Pasolini, su Padre Pio, sul culto dei santi, sulle reliquie, sulla mummia di Mazzini. Manca nessuno? Gongolo, Pisolo, Eolo… Ancora lui: Marco Pannella. Poco conta che abbia messo il corpo al centro della politica mezzo secolo fa, che abbia candidato Luca Coscioni, che abbia fatto eleggere Cicciolina, che abbia messo in scena i nudi del teatro Flaiano. Poco conta che, nel 2002, l’Italia ottenne il plenum della Consulta perché un anziano leader aveva bevuto la sua urina in tv. Non c’è verso, la riflessione sul corpo nella politica italiana non passa per lui. Leggi il seguito di questo post »

Erri ti presento Nichi. Una cattivissima Pagina 69

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Possono due cose molto stupide sprigionare, cozzando, una scintilla d’intelligenza? In linea di principio ne dubito, ma chissà. Fino a pochi giorni fa mi riusciva difficile immaginare qualcosa di più balordo della campagna di scrittori e operatori culturali vari in favore di Cesare Battisti. E invece, lunedì apro il giornale e cosa trovo? Tra le tante reazioni isteriche e scalmanate alla decisione di Lula, che rischiano seriamente di sputtanare la buona causa dell’estradizione, scopro che il Coisp, un sindacato di agenti di polizia, ha invitato a boicottare libri, film e dischi dei firmatari dell’appello per l’ex Proletario Armato per il Comunismo. Iniziativa che, per dire il meno, difetta di logica elementare (senza contare che è una mera ritorsione, per di più contro le persone sbagliate). Così mi son messo a scorrere la lista incriminata – che il sito del Coisp allegava al comunicato – come si sfoglierebbe una guida al consumo critico, uno di quei manualetti che ti dicono che cosa è meglio non comprare, quali alimenti contengono coloranti cancerogeni, quali prodotti sono fabbricati sfruttando manodopera infantile. A farla breve, l’idea che mi è balenata dalla somma algebrica degli opposti cialtronismi è questa: comunque la si pensi su Battisti (e io la penso banalmente come il nostro caro Uomo del Colle), può l’elenco dei suoi sostenitori valere come criterio di gusto, o come guida ai consumi culturali? Leggi il seguito di questo post »

Riceviamo (dall’oltretomba) e volentieri pubblichiamo

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Ogni nuovo novembre che manda il cielo, puntuali come le migrazioni degli uccelli, arrivano gli articoli, le commemorazioni e le polemiche su Pier Paolo Pasolini. Sono sempre uguali, e (controindicazione farmacologica) possono indurre sonnolenza.

Ne pescherò qualche ipotetico brandello, come dall’intermittenza di un dormiveglia: «Intellettuale lucido e profetico, fu l’unico a intuire che… Oggi come non mai si sente la mancanza di una voce in grado di… Lo scandalo di Pasolini, la sua “bestemmia” consisteva nel… La disperata vitalità di… L’intuizione profetica del processo al Palazzo… La scomparsa delle lucciole, che… E nell’articolo dei capelloni, poi… Il discorso dell'”Io so”, dove accusava… Il senso del sacro di Pasolini, il suo arcaico cattolicesimo che… Comunista eretico, scomodo, osteggiato da… Denunciò l’omologazione del nuovo fascismo dei consumi… La sua omosessualità, il suo corpo, che i ragazzi di vita sottoproletari… E infatti a Valle Giulia… E invece sull’aborto…». Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

novembre 12, 2010 at 1:11 PM