Guido Vitiello

La divina obbligatorietà

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4Siccome i cinema erano ancora chiusi, martedì alle tre del pomeriggio sono andato ad ascoltare un dibattito sull’obbligatorietà dell’azione penale. Suona quasi perverso, lo so, ma ognuno ha le sue stravaganze, e poi la locandina pareva quella di un film d’azione fantascientifico o di un incontro di wrestling: due teste metalliche giganti che si fronteggiano (da una copertina dei Pink Floyd) e ai lati le squadre pronte ad azzuffarsi, tre magistrati contro tre avvocati, l’Anm contro la Camera penale di Roma. Inutile dire che la cosa è stata meno spettacolare e sanguinaria di quanto sperassi. L’Aula Europa della Corte d’Appello avrà pure un nome da multisala, ma non c’è il dolby surround, non c’è il 3D, di pop corn non se ne parla, senza contare che gli uomini di legge non si sfidano usando pistole laser ma rinfacciandosi articoli del codice, norme costituzionali, circolari del Csm. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 28, 2015 at 10:30 am

Demoni meridiani (La Controra, 1)

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L’anno scorso, per il Foglio, m’inventai una rubrica estiva che si chiamava La Controra. Ogni mercoledì, per undici settimane, dal 9 luglio al 17 settembre, scrissi di cose attuali in chiave inattuale, o di cose inattuali in chiave attuale: in un modo o nell’altro il tempo era sempre fuor di sesto, out of joint, come per Amleto. Vedete bene che se l’avessi pubblicata qui via via che usciva sul Foglio sarei caduto in una contraddizione lampante. Coerentemente con questa filosofia del ritardo (o dell’anticipo) sistematico, la presento dunque un anno dopo, ogni domenica fino alla fine di agosto, partendo dal solstizio d’estate, ossia da oggi.

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Fu l’inglese Norman Douglas, vagabondo per la Calabria tra il 1907 e il 1911, la testa affollata di memorie ellenistiche, ad associare per primo la controra all’antica famiglia dei demoni meridiani. A Capo Colonna, non lontano da Crotone, nell’afa immobile e senz’ombra gli parve di rivivere quel mezzogiorno che per i Greci era l’ora greve, l’ora delle divinazioni e dei miraggi, quando i templi sono disabitati, le Sirene fiaccano i naviganti e le Ninfe portano al delirio i loro adoratori. “Adesso lo chiamano controra, l’ora di cattivo augurio. Uomini e bestie sono incatenati dal sonno, mentre gli spiriti si aggirano intorno, come a mezzanotte”. Così annotava in Old Calabria, al culmine del suo lungo itinerario da Lucera a Crotone. Citava poi il salmo 90, dove è detto che chi abita al riparo dell’Altissimo non avrà nulla da temere ab incursu et daemonio meridiano, dall’assalto del demone meridiano; geniale invenzione con cui i Settanta, seguiti da Girolamo, personificarono in demone quella che nel testo ebraico era anonima devastazione. Ma se il demonio meridiano era per gli asceti un tentatore insidioso, che veniva a visitarli nel deserto quando il sole era più alto e li macerava nell’accidia, il neopagano Douglas, cieco al discernimento degli spiriti, fu subito ammaliato dalle sembianze lusingatrici di quel genio “ingenuo e benigno”. Era caduto in sua balìa. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 21, 2015 at 1:55 PM

Pubblicato su Controra, Il Foglio

Abolire le prigioni (e trasformarle in monasteri)

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Valeria-Muledda-Nuclei-vitali-Le-Murate.-Progetti-Arte-Contemporanea-Firenze-foto-Alessandro-Naldi-3Diceva Altiero Spinelli che il carcere è una “piccola società cenobitica”, un monastero che impone al detenuto un insieme di regole ascetiche. L’ultimo capitolo di Abolire il carcere, il libro di Luigi Manconi, Stefano Anastasia, Valentina Calderone e Federica Resta pubblicato da Chiarelettere, ripercorre le tappe di questo perverso noviziato. Si comincia con la matricola, la perquisizione in ogni possibile orifizio, la visita medica, l’abbandono dei segni dell’identità precedente (documenti e oggetti personali), una fase che trova il suo corrispondente monastico nella spoliazione e nella tonsura. Poi si è accompagnati alla cella, non dal priore e dalla comunità dei confratelli, ma da uno stuolo di poliziotti. Comincia allora una vita di preghiera, che in carcere prende la sinistra forma burocratica della “domandina”, la richiesta da compilare e da inoltrare ai numi dell’autorità penitenziaria per ottenere l’accesso ai benefici più elementari. I tre voti religiosi – castità, povertà, obbedienza – sono anch’essi sfigurati in caricatura; specie l’obbedienza, che si traduce nella mimica servile della buona condotta, in un’umiltà affettata dietro la quale (cito ancora Spinelli) “può fiorire una orrida vegetazione di risentimenti, di cattiverie e di pervertimenti”. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 21, 2015 at 11:10 am

Come i garantisti divennero pelosi

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chewie“E oggi pelo vi vuol, pelo e non pelle, per far fortuna e innamorar le belle” si legge negli Animali parlanti di Giambattista Casti, poema satirico del primo ottocento. Gadda attribuiva il successo di Ugo Foscolo con le donne all’“irsuto petto” e ai basettoni, e ancora ai tempi di Sean Connery, di Burt Reynolds e di altri divi moquettati la regola conservava un suo valore. Ma in quest’epoca di polli spennati e di riti cruenti come la fotodepilazione laser la villosità pare caduta in disgrazia, e ormai riguarda solo il fenotipo di una sottospecie umana a rischio di estinzione: i garantisti. Non se ne può più. Alla fine anche Rodotà ha ceduto al pigro riflesso condizionato di associare quel sostantivo, garantismo, a quell’aggettivo, peloso. Per l’esattezza ha detto che Renzi è un garantista peloso da prima repubblica, che oltretutto è una ricostruzione darwinianamente inesatta. Quand’è che i garantisti si trasformarono in wookie, le enormi pelosissime creature di Guerre stellari? Alcuni fanno risalire la formula a Massimo D’Alema, che prese a usarla a metà degli anni Novanta e che nel 1997, ai tempi della Bicamerale, annunciò la necessità di “opporre al garantismo peloso della destra un garantismo diverso”, che si supponeva glabro. Ma l’espressione è più antica, e ha una data di nascita precisa: 21 marzo 1993, equinozio di primavera, quando Giorgio Bocca sull’Espresso la usò contro Alfredo Biondi. Di lì a poco Bocca ripeté l’accusa, e poi ancora, finché Biondi s’incazzò, lo querelò e a un certo punto gli tirò pure una risposta memorabile: “Che io sia peloso l’avrà saputo da sua sorella”. Cominciava così ad alimentarsi l’equivoco sui sensi letterali o figurati della pelosità. La formula diventò un ritornello negli articoli di Bocca di quei mesi, che letti oggi ricordano il pavimento di un barbiere, e il giornalista s’inventò anche la fattispecie del garantismo “peloso e doloso”. Facciamo caso alle date, però: il 21 marzo 1993 cade esattamente tra la bocciatura del decreto Conso e il referendum per il maggioritario. La villosità dei garantisti è dunque un prodotto della seconda repubblica, non della prima come vuole Rodotà. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 14, 2015 at 4:52 PM

Hypnerotomachia Vitellii

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brazil-gilliamL’altra notte non ho chiuso occhio, per colpa del ministro Franceschini. O meglio per mia imprudenza, perché il saggio non dovrebbe mai attardarsi su internet nella delicata fase ipnagogica: c’è il rischio che la mente individuale si impigli come una mosca nella vasta ragnatela delle fantasticherie generate da una mente collettiva e insonne, e che la pervagatio mentis contro cui ammonivano gli asceti si faccia così forsennata da gettarci nell’agitazione e nell’irrequietezza. E insomma, a farla breve, ho letto nel dormiveglia questo tweet del ministro: “Faremo la Biblioteca Nazionale dell’Inedito. Un luogo dove raccogliere e conservare per sempre romanzi e racconti di italiani mai pubblicati”. Lì per lì non ho capito l’entità della minaccia. Speravo di cavarmela con una scrollata di spalle e una risata, davanti a questo grottesco analogo letterario dei cimiteri dei feti abortiti, e di assopirmi su una nota di buon umore. Ma poi i pensieri hanno preso ad associarsi ad altri pensieri, a proliferare con la rapidità di una colonia di batteri, e si è generato un vortice impossibile da contenere: di qui la notte in bianco, e due occhi sbarrati nel buio. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 10, 2015 at 1:34 PM

I santini di Giovanni Falcone e l’antimafia devozionale

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cadaveri-eccellenti-movie-poster-1976-1020540741I soldati che crocifissero Gesù si giocarono a sorte le sue vesti, e la metafora si presta bene a certi tentativi di accaparrarsi l’eredità morale di Giovanni Falcone. Ma è decisamente più adeguata una scena di Amore e guerra, il film di Woody Allen ambientato in Russia al tempo delle campagne napoleoniche: quella in cui la vedova di un soldato caduto sul fronte si spartisce con la sua rivale le reliquie dell’uomo amato da entrambe. “Io vorrei che ci dividessimo le sue lettere”, le dice singhiozzando. E poi: “Lei vuole le vocali o le consonanti?”. Umorismo surreale ma neppure tanto, perché è grosso modo quel che accade con le parole di Falcone, ritagliate e incollate per servire i propositi più vari. Dal “cadavere eccellente” del magistrato ucciso al gioco surrealista del cadavre exquis il passo è breve.

Qualche settimana fa Giorgio Bongiovanni, il veggente e ufologo con le stimmate animatore di Antimafia Duemila – organo ufficioso della Procura di Palermo, a detta di Ingroia – si è scagliato contro Giovanni Fiandaca, colpevole di non voler ospitare nella Facoltà di Giurisprudenza l’incontro organizzato dalla rivista per l’anniversario della strage di Capaci (si è poi svolto venerdì scorso al Conservatorio). Fiandaca era scettico già sul titolo, “Ibridi connubi”, ma Bongiovanni, trionfante, gli ha ricordato che si trattava di ipsissima verba di Falcone, per l’esattezza di parole pronunciate a Courmayeur nell’aprile del 1986. La formula, ibridi connubi, vuol dire tutto e nulla, potrebbe adattarsi indifferentemente agli esperimenti di Mendel sui piselli o all’accoppiamento tra Pasifae e il toro di Creta; e anche letta nel contesto originario si presta a molte interpretazioni. Ma è fin troppo evidente il sottinteso dei promotori: lo spirito di Falcone vive ancora nei pm del processo sulla trattativa, che è la madre di tutti gli ibridi connubi. L’anno scorso il titolo era “Menti raffinatissime”, con sottintesi e allusioni dello stesso tipo. Leggi il seguito di questo post »

Travaglio, Sorrentino e la visione della sacra prostata

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137537d8-e3b0-44ac-be43-f3606460f83cRicapitoliamo. C’è Youth di Sorrentino, con i suoi dialoghi sulla caducità e sulla prostata. C’è Scalfari che minaccia a mezzo stampa un suo De senectute. C’è Berlusconi che fa capolino su Instagram stritolando cagnolini. Da quando Jep Gambardella ha sollevato il coperchio il contagio è irrefrenabile, e la sua eau de parfum si effonde per tutta la nazione. Alludo all’odore delle case dei vecchi, quell’odore che il dandy della Grande bellezza diceva di preferire addirittura alla “fessa”. Non tutti reagiscono allo stesso modo. Silvia Truzzi, per esempio, ci immerge il naso con tossica avidità, e ha appena pubblicato Un paese ci vuole, un libro di conversazioni con ottuagenari che al solo aprirlo manda zaffate di salotto gozzaniano. Ma il caso più interessante è quello di Marco Travaglio nella nuova veste di critico cinematografico. Il suo elogio di Youth, a leggerlo bene, segna un piccolo evento nella psicostoria dell’ultimo ventennio. Leggi il seguito di questo post »

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Maggio 24, 2015 at 4:16 PM

Il Grande Inquisitore. Dostoevskij nelle mani di Zagrebelsky

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Un giorno sulla Prospettiva Nevskij, per caso vi incontrai Gustavo Zagrebelsky (d’accordo, pagherò le royalty a Battiato, ma la tentazione era troppo forte). E insomma, il professore dalla voce chioccia e dalle antiche origini pietroburghesi ha scritto un libro su Dostoevskij, Liberi servi. Il Grande Inquisitore e l’enigma del potere (Einaudi). Confesso, ho paura di leggerlo. Lo adocchio da giorni in libreria, ci giro intorno, lo soppeso, lo sfoglio, quel piccolo inquisitore del commesso non mi leva gli occhi di dosso perché devo aver l’aria di un taccheggiatore, ma alla fine lo lascio lì. Leggi il seguito di questo post »

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Maggio 16, 2015 at 3:35 PM

Mecenate per un giorno

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17148-SalviatiPerfino in questi grigi tempi democratici capita, a noi megalomani, di sentirci per un giorno come all’epoca dei Medici o dei Gonzaga, quando il signore poteva radunare a corte i migliori musicisti d’Europa, commissionar loro mottetti e madrigali e farli eseguire per il proprio diletto. L’anno scorso, in un impeto di mecenatismo rinascimentale, ho detto al giovane giurista Andrea Apollonio: ci vorrebbe un bel libro a più voci sulla giustizia italiana nell’ultimo ventennio, che faccia capire cosa è accaduto al processo; ma io, che in materia sto a metà tra il loggionista e lo strimpellatore, non saprei neppure da dove cominciare, perché non lo fai tu? Lo sventurato mi ha preso in parola, e il madrigale polifonico è pronto: si chiama Processo e legge penale nella Seconda repubblica, e lo ha pubblicato Carocci il 30 aprile. Sapeste che Camerata de’ Bardi mi ha portato a corte! Esordisce il maestro Giovanni Fiandaca, che gorgheggia sui populismi giudiziari di destra e di sinistra, sugli intellettuali ridotti a tifosi, sulla strana piega che sta prendendo l’ideologia professionale dei magistrati. E non è che l’introduzione.

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Maggio 10, 2015 at 10:37 am

Tutti dentro

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1960eb7551d116ac7294c26c8bb0468f_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyAndiamo, non pretenderete mica che io prenda sul serio una fiction in cui Marcello Dell’Utri cita a memoria l’anonimo medievale della Nube della non conoscenza nel bel mezzo di una riunione di Publitalia? In cui Piercamillo Davigo, con due occhialoni da ragionier Filini e una vocina santimoniosa, sussurra al giovane poliziotto intemperante che “noi non prendiamo scorciatoie, noi siamo la legalità”? In cui Accorsi, pubblicitario ex sessantottino, improvvisa uno spot elettorale declamando una pagina di Petrolio di Pasolini, dono dello stesso Dell’Utri? Grazie al cielo 1992 è finita, e possiamo tornare a occuparci di cose serie. Ora, com’è noto, in Italia l’unica cosa seria è la commedia.

Apro Il cervello di Alberto Sordi (Adelphi), versione espansa di un vecchio libro di Tatti Sanguineti sullo sceneggiatore Rodolfo Sonego, e corro alle pagine che riguardano Tutti dentro, il film del 1984 che ha fama di essere una profezia di Mani pulite. Se qualcuno non lo ha visto, glielo rovino io: Sordi è un magistrato che eredita una grande inchiesta sulla corruzione da un anziano consigliere che gli raccomanda, citando Talleyrand, pas trop de zèle. Ma lui di zelo ne ha molto, spicca centinaia di mandati di cattura, mette dentro politici, faccendieri, imprenditori, massoni, uomini di chiesa e di spettacolo, finché il suo metodo fondato sul sospetto generalizzato non gli si ritorce contro, lo trovano a cena con due indagati e finisce in manette. Leggi il seguito di questo post »