Il blog di Guido Vitiello

Archive for the ‘Cinema’ Category

Travaglio, Sorrentino e la visione della sacra prostata

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137537d8-e3b0-44ac-be43-f3606460f83cRicapitoliamo. C’è Youth di Sorrentino, con i suoi dialoghi sulla caducità e sulla prostata. C’è Scalfari che minaccia a mezzo stampa un suo De senectute. C’è Berlusconi che fa capolino su Instagram stritolando cagnolini. Da quando Jep Gambardella ha sollevato il coperchio il contagio è irrefrenabile, e la sua eau de parfum si effonde per tutta la nazione. Alludo all’odore delle case dei vecchi, quell’odore che il dandy della Grande bellezza diceva di preferire addirittura alla “fessa”. Non tutti reagiscono allo stesso modo. Silvia Truzzi, per esempio, ci immerge il naso con tossica avidità, e ha appena pubblicato Un paese ci vuole, un libro di conversazioni con ottuagenari che al solo aprirlo manda zaffate di salotto gozzaniano. Ma il caso più interessante è quello di Marco Travaglio nella nuova veste di critico cinematografico. Il suo elogio di Youth, a leggerlo bene, segna un piccolo evento nella psicostoria dell’ultimo ventennio. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

maggio 24, 2015 at 4:16 pm

Tutti dentro

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1960eb7551d116ac7294c26c8bb0468f_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyAndiamo, non pretenderete mica che io prenda sul serio una fiction in cui Marcello Dell’Utri cita a memoria l’anonimo medievale della Nube della non conoscenza nel bel mezzo di una riunione di Publitalia? In cui Piercamillo Davigo, con due occhialoni da ragionier Filini e una vocina santimoniosa, sussurra al giovane poliziotto intemperante che “noi non prendiamo scorciatoie, noi siamo la legalità”? In cui Accorsi, pubblicitario ex sessantottino, improvvisa uno spot elettorale declamando una pagina di Petrolio di Pasolini, dono dello stesso Dell’Utri? Grazie al cielo 1992 è finita, e possiamo tornare a occuparci di cose serie. Ora, com’è noto, in Italia l’unica cosa seria è la commedia.

Apro Il cervello di Alberto Sordi (Adelphi), versione espansa di un vecchio libro di Tatti Sanguineti sullo sceneggiatore Rodolfo Sonego, e corro alle pagine che riguardano Tutti dentro, il film del 1984 che ha fama di essere una profezia di Mani pulite. Se qualcuno non lo ha visto, glielo rovino io: Sordi è un magistrato che eredita una grande inchiesta sulla corruzione da un anziano consigliere che gli raccomanda, citando Talleyrand, pas trop de zèle. Ma lui di zelo ne ha molto, spicca centinaia di mandati di cattura, mette dentro politici, faccendieri, imprenditori, massoni, uomini di chiesa e di spettacolo, finché il suo metodo fondato sul sospetto generalizzato non gli si ritorce contro, lo trovano a cena con due indagati e finisce in manette. Leggi il seguito di questo post »

L’audace colpo dei soliti gnostici

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ja_eddie_dom_rgb_2764x4096Sono andato al cinema a vedere i soliti gnostici, o meglio i soliti gnostici vent’anni dopo. I fratelli Wachowski avevano già fatto caccia grossa tra le eresie dei primi secoli cristiani per la trilogia fantascientifica di Matrix, e con questa nuova space opera, Jupiter, continuano il loro sacco di Alessandria d’Egitto. Prometto di non fare spoiler, sebbene non ci sia granché da rovinare. Basterà dire che l’eroina eponima del film, Jupiter, è una Cenerentola gettata nel nostro cosmo tenebroso e qui costretta a pulire i cessi, ma è anche la Sophia delle antiche cosmogonie gnostiche, l’eone femminile della divinità, una regina che si è dimenticata di esser tale; i suoi figli si contendono l’eredità, e il malvagio primogenito, nel terrore che Jupiter si ricordi della sua natura e rivendichi i suoi diritti regali sulla Terra, le scatena contro arconti, bravacci e sicari di ogni specie. La dinastia regnante si chiama, neppure a dirlo, Abrasax, il nome del principio divino in sistemi gnostici come quello di Basilide.
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Written by Guido

febbraio 21, 2015 at 11:00 am

Nouvelle Vague Palermitana

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Cah2Chi vorrà scrivere un giorno la storia della Nouvelle Vague Palermitana, l’avanguardia cinefilo-giudiziaria inaugurata negli anni Novanta dai “giovani turchi” della procura guidata da Caselli, non trascuri l’almanacco del cinema di MicroMega, che potremmo ribattezzare i Cahiers de la Tricoteuse. Certo, i nomi sulla copertina di quest’anno – Ken Loach, Paolo Sorrentino, Roberto Scarpinato, Wim Wenders – fanno pensare al gioco dell’intruso; ma l’intruso non è affatto tale, e anzi il breve scritto del procuratore generale, “Mafia in cerca d’autore”, si presta a esser letto come i classici interventi di Godard e di Rivette sui Cahiers du Cinéma. Lo scrupolo storiografico impone di riconoscere che il padre della Nouvelle Vague giudiziaria è Antonio Ingroia. Nel giugno del 2009 il “magistrato cinefilo” (la definizione è sua) aveva animato a Palermo un convegno sulla rappresentazione della mafia nel cinema e nella fiction, e ne era nato un numero speciale del mensile Duellanti dove lo stesso Ingroia, Scarpinato e l’allora procuratore di Torre Annunziata Raffaele Marino formavano un insolito pool di critica cinematografica. Ma è Scarpinato l’intellettuale del gruppo, ed è ai suoi scritti che dobbiamo rivolgerci per conoscere la poetica dell’avanguardia palermitana.

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Arrivano i titani. “1992”, MicroMega e il peplum di Mani Pulite

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5359551-coverA Parigi, nei primi anni Novanta, Enrico Vanzina s’imbatté in un libro della classicista francese Florence Dupont, La vie quotidienne du citoyen romain sous la république, lo lesse e pensò: quasi quasi propongo a mio fratello Carlo di fare un peplum, un film in costume antico romano, sull’Italia di Tangentopoli. Nasce così il cinepanettone del Natale 1994, S.P.Q.R. – 2000 ½ anni fa, a tutt’oggi il tentativo più ambizioso – anzi, semplicemente l’unico, mentre il cinema cosiddetto civile temporeggiava – di raccontare in un solo film la fine della Prima Repubblica, le inchieste sulla corruzione, lo scontro tra magistratura e politica, la nascente mitologia del giudice combattente, il rapporto schizofrenico dell’italiano comune con la legge e la giustizia, l’irruzione scomposta delle leghe e dei qualunquismi. Non so quale libro stesse leggendo Stefano Accorsi quando gli è venuta in mente l’idea di 1992, la fiction su Mani Pulite che andrà in onda in primavera su Sky Atlantic, e che era prevista per l’autunno, e io, mannaggia, avevo già preparato i popcorn; ma a giudicare dalle foto di scena circolate finora si direbbe che ha visto se non altro moltissime copertine di MicroMega, specie quella più famosa dove il trio Di Pietro Davigo Colombo è trasfigurato in icona warholiana. Leggi il seguito di questo post »

Sesso, umor nero e metafisica: Martin Amis torna ad Auschwitz

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FullSizeRenderIl nuovo romanzo di Martin Amis, The Zone of Interest, è una macchia di Rorschach. Chi volesse farsene un’idea a partire da quel che legge sui giornali si troverebbe nella stessa condizione di un poliziotto che debba disegnare l’identikit di uno sconosciuto mettendo insieme testimonianze che lo descrivono come uno spilungone, quasi nano, obeso ma segaligno, e poi biondo, con i capelli di un nero corvino, anzi del tutto calvo. Il poveretto penserà di avere a che fare con un mutante o un mostro mitologico. È grosso modo l’impressione che si ricava dalla lettura delle recensioni a The Zone of Interest apparse sulla stampa britannica, israeliana, tedesca, americana (negli Stati Uniti il romanzo è appena uscito). La cosa certa è che Amis ha scritto, vent’anni dopo Time’s Arrow, un nuovo romanzo sulla Shoah. Per il resto, c’è chi assicura che si tratta di una profonda meditazione sul perché di Auschwitz, anzi sull’impossibilità di trovare un perché, nel solco di Primo Levi; c’è chi lo descrive come una commedia pervasa di un umor nero feroce e dissacratore, forse un po’ stonato in tempi di antisemitismo risorgente; c’è chi dice che il libro offre una traduzione romanzesca dell’idea arendtiana della “banalità del male” e del genocida come impiegato; c’è chi ne parla come di una storia d’amore che inclina al sentimentalismo kitsch; c’è chi lo presenta come un intreccio di atrocità ed erotismo al limite della pornografia, popolato di comandanti perversi e guardiane sadiche che hanno un tocco di “kinky lesbianism”. È possibile che un libro sia al tempo stesso La notte di Wiesel, Le benevole di Littell e Ilsa la belva delle SS? Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 5, 2014 at 1:52 pm

Fulminati da Mao. L’elettrizzante storia del Libretto rosso

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MaoSe per le vie di Roma vi capitasse di avvistare un tizio leggermente bruciacchiato che deambula con lo sguardo perso e i capelli da istrice, niente paura, quello sono io. Ma non state in pensiero per me, è solo che ho avuto l’imprudenza di infilare le dita in un libro ad alta tensione e sono state trecento pagine di scosse e cortocircuiti senza tregua. S’intitola Mao’s Little Red Book. A Global History, lo ha curato lo storico americano Alexander C. Cook e lo ha pubblicato da poco più di un mese la Cambridge University Press. È un primo tentativo di tracciare una storia planetaria del Libretto rosso di Mao a cinquant’anni dalla sua apparizione, e d’inseguirne gli usi e gli abusi in Cina, in Unione Sovietica, in India, in Tanzania, in Jugoslavia, in Francia, in Albania, nelle due Germanie, in Perù e ovviamente in Italia (è l’inserto comico del libro), tutti paesi in cui è stato trasformato di volta in volta in “retorica, arte, canzone, performance, accessorio, simbolo, talismano, distintivo e arma”. Richiuse le pagine, dopo un’ultima vampa, la mia testa friggeva come un fusibile bruciato, ma se pensiamo che il generale Lin Biao prestò al Libretto la più minacciosa metafora di “una bomba atomica spirituale di infinita potenza”, si può dire che mi è andata bene. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 15, 2014 at 10:00 am