Guido Vitiello

Archive for the ‘Il Foglio’ Category

Il critico Ostrogoto. Berardinelli e la nuova piccola borghesia

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OstrogotiChi ha in simpatia il marziano a Roma di Flaiano, lo yankee alla corte di re Artù di Mark Twain e altri intrusi, non trascuri l’Ostrogoto nel paese dei letterati immaginato dall’abate Rosmini: “Se venisse tra di noi per vedere i nostri costumi un uomo di qualche remota contrada ancor barbara, e s’invogliasse di conoscer la tempera di questa classe che sente celebrar tanto di letterati, (…) ben credo che a sentir gli sciaurati giudizi che portano essi stessi gli uni degli altri, e la viltà in cui si hanno scambievolmente, egli dovrebbe dire seco medesimo: or è dunque questa la gente per la quale questo paese si mette sopra del nostro?”. Così si legge nel Galateo de’ letterati (1828), un piccolo codice dell’urbanità letteraria fondato sulla premessa che quanti scrivono galatei per gli altri uomini (il bersaglio è Melchiorre Gioja) non ne osservano, disputando tra di loro, i precetti. Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 16, 2014 at 5:52 PM

Facebook-Krieg, ovvero: Claudio Magris e il suo Doppio

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doppelganger2Qualcuno doveva aver raggirato Claudio M., perché senza che avesse fatto niente di male una mattina lo iscrissero a Facebook. Il professore absburgico si è trovato, suo malgrado, sdoppiato: da una parte Claudio Magris, dall’altra il profilo Facebook di Claudio Magris. E va bene che ogni orfano della finis Austriae ha diritto al suo personale Doppelgänger, ma che gli si lasci almeno il piacere perturbante di generarlo da sé, per gemmazione fantastica, psicoanalitica, allucinatoria, al limite vendendo l’ombra al diavolo. La reazione, tempestiva e battagliera, il professore l’ha affidata alla sede naturale che spetta a chiunque venga iscritto proditoriamente a un social network: la prima pagina del principale quotidiano nazionale.

C’è perfetto accordo tra pensiero e azione, tra il Beruf dello studioso, la sua vocazione professionale, e la prassi del militante. Nell’ultimo libricino Segreti e no Magris rivendica il “diritto all’opacità”, a mantenersi in ombra; nel commento di giovedì sul Corriere si appella invece al secondo comma dell’articolo 20 della Costituzione che sancisce il “diritto di non partecipare” e invita a diffonderlo, a far volantinaggio, a declamarlo in tv, cosa che farei volentieri se solo quel comma esistesse (forse anche la Carta ha un suo Doppio onirico); chiama poi in causa la partecipazione coatta dei regimi totalitari, che ti iscrivevano d’ufficio ai Facebook dell’epoca – i Figli della Lupa, il Komsomol sovietico, la Hitlerjugend. Ma piano con i risolini: non siamo in Kakania, lo stile non è quello fumoso e inconcludente dell’Azione Parallela, e Magris, a differenza dell’Ulrich di Musil, è uomo d’azione. Non mollerà la preda, come testimonia la sua storica battaglia contro Telecom, passata agli annali come Memotel-Kampf o la Guerra dei sei anni (2001-2007). Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 9, 2014 at 12:31 am

L’enciclica di Papa Gustavo

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ST. THOMAS AQUINAS  (1225-1274). Painting attributed to Botticelli, 1481-82.Ho letto la nuova enciclica di Gustavo Zagrebelsky, Fondata sulla cultura, e ne sono uscito riconfortato. Il professore mi aveva fatto stare in pensiero, ultimamente. Mi ero imbattuto nella sua postfazione a un libro di Sandra Bonsanti, un’intemerata contro il culto del denaro così fiammeggiante che pareva un libello di Lutero, e temevo che dopo averla conclusa Zagrebelsky avesse scagliato pure lui un calamaio contro Satana. Ma alcuni segnali erano perfino più inquietanti. Il nesso potere-denaro era paragonato all’uroboro, “il mitico serpente che si nutre di se stesso, con la bocca incollata alla coda o all’ano”, ma già che non si capisce bene se è la bocca del denaro ad attaccarsi all’ano del potere o viceversa, “non sapresti dire, in questo caso, qual è l’orifizio che dà e quale quello che riceve”. Ecco, mi sono detto, il professore è a un bivio: una via porta a Julius Evola, l’altra al pitone di Ilona Staller. Meno male che Fondata sulla cultura ha rimesso le cose a posto, e Zagrebelsky è tornato alla sua prosa consueta, che è quella di un neotomista di provincia in abiti laicali. Non per nulla l’enciclica è data in Torino, Einaudi, il 28 gennaio: San Tommaso d’Aquino. Leggi il seguito di questo post »

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febbraio 2, 2014 at 3:26 PM

Negazionismo e cialtronismo

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NegazionistaCapita perfino di chiedersi perché esistano i quotidiani, in un paese dove l’attualità non è un’increspatura sull’onda della storia ma lo sciabordìo di un eterno presente inconcludente. Basterebbe, all’occasione, riesumare antichi commenti. E così, ora che torna in auge e in aula il dibattito sul reato di negazionismo, il pigro che è in me si limiterebbe a trascrivere qualche riga da un vecchio libro, Anatomia dell’errore giudiziario dell’avvocato Titta Mazzuca, che riassumeva tutta una filosofia del legiferare: “Ma bisogna andare cauti con le leggi! In questi ultimi tempi i nostri legislatori hanno preteso di modificare il costume con la proliferazione di ogni tipo di norme. Ne sono derivate leggi viziate sul piano logico, psicologico e tecnico-giuridico”. Le leggi non si creano “col capriccio d’un atto di volontà, con l’impulsività delle reazioni, talora emotive, a determinati fenomeni sociali”. Il libro ha trentacinque anni ma nulla è cambiato, salvo che in casi come questo l’impulsività non è dettata da un allarme diffuso, foss’anche eccitato ad arte dalle cronache, ma dalla liturgia del calendario. I promotori dicono che affrettarsi a esaminare il disegno di legge è doveroso, perché incombe il 27 gennaio; a ottobre si rammaricarono perché non si poté cogliere l’onda del settantennale del rastrellamento del ghetto di Roma e dell’indignazione per i deliri di Priebke. Non è così che si legifera. Leggi il seguito di questo post »

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gennaio 26, 2014 at 12:31 PM

L’estasi di Santa Barbara e l’antimafia devozionale

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Badessa

Due sono le categorie di persone per le quali si ricorre, quasi di prammatica, all’ossimoro “dire l’indicibile”: i mistici e i sopravvissuti di Auschwitz. Da oggi dobbiamo aggiungerne una terza, i magistrati del processo sulla trattativa, che – lo ha detto domenica Barbara Spinelli a un incontro del Fatto quotidiano in loro sostegno – “cercano di dire l’indicibile”. Che cosa accomuni l’inchiesta palermitana alla Shoah è difficile a dirsi, ma è pur vero che Travaglio chiama il processo “la Norimberga italiana” e usa l’epiteto “negazionisti” per quanti mettono in dubbio l’impianto dell’accusa. Più misteriosa ancora è l’analogia tra la rivelazione giudiziaria degli arcani di Stato e le estasi di una Maria Maddalena de’ Pazzi, ma anche qui c’è materia per qualche congettura. L’ipotesi più semplice conduce al tardo stile profetico di Barbara Spinelli, che scrive ormai come una Simone Weil all’acqua di rose (o all’acqua di Bose) componendo arditi intrecci teologico-politici tra cui spicca, nell’ultimo libro Il soffio del mite, l’accostamento tra Berlusconi e la seconda bestia dell’Apocalisse giovannea. Anche sul palco del teatro Golden di Palermo, dove sedeva, in tenuta da badessa, tra Padellaro e Travaglio a mo’ di bue e asinello, ha voluto esordire con le parole di Isaia e chiudere con quelle di Pilato al sinedrio. Leggi il seguito di questo post »

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gennaio 19, 2014 at 1:09 PM

Confessioni di un bovarista liberale

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9788861923744La sera andavo anch’io in via Veneto, ma perché ero uno sfigato. Non c’erano, ad aspettarmi, Pannunzio e Libonati al caffè Rosati, anzi non c’era proprio il caffè Rosati. C’era il fast food di piazza Barberini tra i cui miasmi, frammisti alle zaffate calde e umide spiranti dalla grata della metropolitana, bazzicavo il più delle volte da solo, all’occasione in compagnia di un nerd italogiapponese. Poca cosa, vedete bene: non c’è materia da romanzo. La sera andavo in via Veneto perché c’era una libreria aperta fino a notte, che non sarà stata la Rossetti, chiusa da chissà quanto, ma era l’unico luogo dove potessi coltivare quella forma tipicamente insocievole della sfiga adolescenziale che è la bibliomania. Arrivato tardi per lo “snobismo liberale” di Elena Croce, non mi restava che il bovarismo liberale, il ricongiungimento tutto libresco a una comitiva di fantasmi, a spasso per una via anch’essa alquanto spettrale. Voglio credere, o forse sperare, che il mio caso non sia isolato. Sospetto anzi che per altri liberali figli di liberali la generazione del Mondo abbia rappresentato, mutatis mutandis, quello che per i coetanei più a sinistra sono stati i padri sessantottini. Loro erano stati giovani al momento opportuno, baciati dal kairos, avevano potuto coniugare la persuasione, in sé un po’ frigida, di essere dalla parte giusta con il privilegio mondano di godersi la bella o la dolce vita di una stagione fatata. È naturale che i venuti dopo fossero presi nella morsa di un sentimento ambivalente: la venerazione per quel mondo eroico e scomparso, e il fastidio per il querulo narcisismo generazionale dei reduci e dei memorialisti. Leggi il seguito di questo post »

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gennaio 12, 2014 at 12:46 PM

Gli arrabbiati d’Italia. Sul nuovo libro di Mauro Mellini

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RiccioLa sagoma di un riccio dal dorso irto di aculei, e sotto il frammento di Archiloco così caro a Isaiah Berlin: “La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande”. Ecco come immagino lo stemma araldico del grande club dei monomaniaci, degli ossessionati, dei rimuginatori di un’idea fissa. Derideteli quanto volete, ma quando la “cosa grande” che sanno è una cosa che le volpi ignorano o tralasciano, c’è solo da esser grati alla loro ispida pertinacia. Il ramo del club a cui sono stato ammesso da novizio, quello degli ossessionati dalla giustizia, vanta tra i suoi decani Mauro Mellini, ed è precisamente la chiave giudiziaria a rendere prezioso il suo ultimo libro, Gli arrabbiati d’Italia. Storia di una democrazia dei malumori (Bonfirraro). Mellini usa il richiamo agli enragés del padre Jacques Roux, rivoluzionari più fanatici perfino dei giacobini, per comporre una genealogia di quell’intreccio di ragioni, risentimenti e vaneggiamenti che abbiamo preso l’abitudine di chiamare, in mancanza di meglio, antipolitica. Leggi il seguito di questo post »

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gennaio 5, 2014 at 1:38 PM

Il fantozzismo nella storia d’Italia

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prunellaballorCome cultore di una disciplina fieramente oziosa, la filologia fantozziana, nonché Gran Maestro di un ordine esoterico crapulone, i Cavalieri della Prunella Ballor, non posso che salutare con tripudio il saggio che Claudio Giunta, filologo di cose un po’ più serie (tra le sue fatiche recenti c’è un commento alle Rime di Dante) ha dedicato al nostro ragioniere. S’intitola “Diventare Fantozzi” e lo si trova nel volume Una sterminata domenica, appena pubblicato dal Mulino. Accanto al libro di Giacomo Manzoli (Da Ercole a Fantozzi) è la cosa migliore che abbia prodotto la nostra disciplina negletta e ansiosa di consacrazione accademica. Giunta tenta di sciogliere la più indecidibile delle questioni, ossia che cosa debba intendersi per “fantozziano”. Risponde che fantozziano è prima di tutto il sentimento di inadeguatezza dell’“uomo medio sensuale” a cospetto del cerimoniale imposto dal contesto in cui si trova ad agire, che sia un campo da tennis, una cena nobiliar-aziendale, un casinò, una vacanza a Courmayeur. Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 31, 2013 at 4:50 PM

Vedo la gente morta. Una fantasia sartriana

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988873_10152252508832018_577713253_nLa verità, sconsolante quanto si vuole, è che non siamo pronti per Matteo Renzi: né io né voi. Come quei convalescenti che si affezionano al letto d’ospedale e che trovano conforto nel rigirarne e sprimacciarne all’infinito il cuscino, sappiamo in astratto che dovremo alzarci, che prima o poi saremo dimessi, ma abbiamo bisogno di indugiare ancora un poco sulle vecchie diatribe, sulle vecchie scaramucce, sulle vecchie ragioni d’incazzatura. E così, quando un amico mi ha segnalato che giovedì al Teatro San Genesio di Roma c’erano Caselli e Ingroia a presentare il loro libro Vent’anni contro, e che con loro c’era pure Travaglio, e che era previsto perfino Camilleri, ero così ringalluzzito che ho perso il conto dei piccioni e delle fave, sono montato sul primo autobus e ho occupato un posto da habitué con la migliore vista sul palco. Non mi aspettavo di sentire niente di nuovo, solo pezzi di repertorio e standards, le care atrocità di sempre. Suonala ancora Antonio, suonala ancora Marco: per me. Sono stato esaudito, come quelli che vanno ai concerti degli Inti Illimani. Tutte le hanno dette, che Brusca è il padre della bicamerale, che l’attentato a Costanzo era un segnale di Cosa nostra per forzare la discesa in campo di Berlusconi, e poi l’amico Falcone, il mio maestro Borsellino, l’agenda rròssa, la trattativa indicibile, e i pezzi dello Stato che usano Riina come un burattino, e l’ambiguo Napolitano, e siamo tutti con Di Matteo, e teniamo alta la tensione della lotta alla mafia, e non lasciamoli soli (in coda, tra gli applausi, un paio di bis su Borsellino). Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 14, 2013 at 1:12 PM

Gli Happy Days di Berlinguer. Sul vintage politico (e su Renzi)

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263539_mediumLa nostalgia di Berlinguer non è cosa nuova a sinistra, ma aveva raggiunto livelli di guardia all’ombra incombente delle primarie e chissà che non si rinfocoli per il trentennale della morte, l’11 giugno 2014, ora che per alcuni si è aggiunto un altro lutto da elaborare. Lo spettro benevolo e ammonitore del Segretario si aggira un po’ ovunque di questi tempi, non solo nelle invocazioni di Gianni Cuperlo, sfortunato custode della nicchia dei Lari di partito, o nelle memorie d’infanzia di Giuseppe Civati, che alla morte di Berlinguer lega il proprio battesimo politico. Aleggia sul romanzo di Francesco Piccolo Il desiderio di essere come tutti, ispira il monologo teatrale di Eugenio Allegri Berlinguer. I pensieri lunghi come pure il graphic novel Arrivederci, Berlinguer di Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini. Paolo Rossi, nel suo ultimo spettacolo, dialoga con il portabandiera della “questione morale” per informarlo della miseria amorale in cui siamo precipitati, e a fine agosto, a Venezia, Mario Sesti e il musicista Teho Teardo lo avevano omaggiato con il breve film La voce di Berlinguer. Leggi il seguito di questo post »