Guido Vitiello

Archive for the ‘Politica’ Category

Questa non è una lobby. Contro #zanardoinrai

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Non siamo una lobby, siamo molto di più. State sereni, non è lo slogan della nuova campagna di tesseramento del Venerabile, è il grido di battaglia con cui Marina Terragni ha annunciato sul suo blog il sostegno alla candidatura di Lorella Zanardo al cda Rai. La proposta è nata da un sondaggio tra i lettori di Articolo21 e di MoveOn Italia e rischia (non voglia il cielo) di trovare l’appoggio di Bersani, che ha scritto una lettera a quattro associazioni scelte secondo criteri imperscrutabili, tra le quali Se non ora quando, invitandole a suggerire candidature. Zanardo in Rai sarebbe, assicura Terragni, la donna giusta al posto giusto: sia culturalmente, per l’analisi svolta a partire dal documentario Il corpo delle donne, sia professionalmente, per i suoi trascorsi manageriali. Due parole sul merito: Zanardo è unfit. Culturalmente, Il corpo delle donne è un prodotto primitivo, un montaggio di vallette (come se in tv ci fossero solo quelle) con un commento che mescola un po’ di Lévinas letto male, un po’ di Pasolini letto tardi e un po’ di francofortismo rudimentale che nelle facoltà di Scienze della Comunicazione si insegna al capitolo: preistoria. Leggi il seguito di questo post »

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giugno 16, 2012 at 2:09 PM

Come (non) leggere Paperino. Ideologia e cultura pop

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Ai tempi del «tutto è politica», slogan non si sa se più stupido o ricattatorio, era naturale chiedersi, davanti a qualunque cosa, se fosse di destra o di sinistra. Film, canzoni, mode, abitudini di vita, nulla scampava al setaccio dell’ideologia. Prima delle ironie di Gaber, l’inventario più noto – e citato fino allo sfinimento – era Maledetti vi amerò (1980) di Marco Tullio Giordana, dove si diceva che il tè, il riso integrale, il Marocco, la doccia, i preliminari erotici sono di sinistra; di destra sono il caffè, la vasca da bagno, Venezia, Praga e la penetrazione. Due giornalisti francesi, Isabelle Fringuet-Paturle e Jérémy Patinier, provano oggi a riproporre lo stesso gioco di società. Ma il loro libro, Tintin est-il de gauche? Astérix est-il de droite? (Les Éditions de l’Opportun), è la dimostrazione che il gioco non funziona più. Tintin ha fama di esser di destra, ma è solo un trasformista che nelle sue avventure «è stato di volta in volta colonialista, anticolonialista, legittimista, anticomunista, democratico, difensore dei popoli sottomessi alla dittatura, un po’ cattolico e paternalista».

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L’assolutista democratico (!). La libertà imbullonata alla berlina

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Come l’aquila che piomba sulla preda, lo studioso occhiuto e rigoroso deve restringere i propri giri via via che si avvicina a una nozione ambigua come quella di “democrazia”, esposta a tutti gli usi e gli abusi dei potenti. Se non piace la metafora predatoria, si provi con quest’altra: “I ‘padroni del potere’ che sequestrano la parola a loro vantaggio vanno piuttosto imbullonati alla berlina della critica, al significato irrinunciabile del vocabolo, smascherati come democratici falsi e bugiardi”. Metafora che dà nel forcaiolo o nel metalmeccanico, a seconda che s’intenda berlina come (cito lo Zingarelli): 1) Antica pena inflitta a certi condannati esponendoli in luogo pubblico e rendendo noto con bando o per iscritto la loro colpa; oppure 2) Automobile chiusa a due o quattro porte, con quattro o più posti (lectio che sarebbe più coerente con il verbo “imbullonare”). Già che l’ideatore della metafora è Paolo Flores d’Arcais, le due accezioni possono pacificamente coesistere. Leggi il seguito di questo post »

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Maggio 24, 2012 at 2:31 PM

Pubblicato su Giustizia, Il Foglio, Libri, Politica

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Io sono vivo, voi siete morti. Beppe Grillo tra zombie e vampiri

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Breve cronaca di un finimondo. Quando nei talk show, sui giornali e nelle aule parlamentari la retorica dell’o di qua o di là, del noi e del loro, della destra e della manca, delle formiche rosse e delle formiche nere cominciò a suonare come un irritante e vuoto cicaleccio, nell’aria si addensarono i presagi del diluvio imminente. I nocchieri politici più stolti non si accorsero di nulla, non abbandonarono gli antichi vizi, si accanirono nella guerra per bande, famiglie o contrade: di lì a poco, i denti ancora digrignati, li avrebbe spazzati via il nubifragio. I più lungimiranti s’ingegnarono per mettersi in salvo su arche, scialuppe di fortuna o grandi creature dei mari. Ce n’erano di robuste e ben sperimentate, ed è a queste che puntarono i più prudenti, gli inaffondabili democristiani, persuasi in cuor loro che per la Balena bianca, come per la Chiesa di Roma, valga il mistero del non praevalebunt, che i flutti della storia e gli arrembaggi dei bracconieri non possano nulla contro quella pacifica bestia marina: presero a salmodiare le formule di rito – responsabilità, unità nazionale, centro, mediazione, serietà – e si affidarono alla Provvidenza. I più temerari, o anche solo i più disperati, si gettarono invece su una zattera basculante e malcerta. Né di qua né di là, proclamarono, piuttosto al di là, in tutti i sensi possibili. Nasceva la spettrale retorica dell’Oltre. Leggi il seguito di questo post »

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Maggio 14, 2012 at 10:40 am

Attenti al femminismo moralista!

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Quando le commissionarono un’opera per la mostra What is Feminist Art?, che si aprì a Los Angeles nel 1977, l’artista americana Hannah Wilke propose un autoritratto in forma di poster: una fotografia che la ritraeva in camicia e blue jeans, una cravatta pendente tra i seni nudi, le mani puntate sui fianchi, uno sguardo non si sa se d’ammiccamento o di sfida, e sotto una grossa scritta su fondo nero: «Beware of Fascist Feminism», cioè «Attenti al femminismo fascista». Il bersaglio polemico erano certe attiviste da polizia ideologica che guardavano con sospetto i suoi nudi artistici, richiamandola a canoni estetici più morigerati. Correvano i radicalissimi anni Settanta, e oggi nessuno parlerebbe di fascismo. Ma, fatti i debiti aggiustamenti, quel poster sarebbe l’illustrazione perfetta per il pamphlet della filosofa politica Valeria Ottonelli, La libertà delle donne. Contro il femminismo moralista, invece della solita Rosie the Riveter con il bicipite in mostra e il fazzoletto rosso. Che cos’è il femminismo moralista? Forse si può partire dal tornado scatenato dal battito d’ali della famigerata farfalla. Articolo uscito il 4 marzo 2012. Continua a leggere su La Lettura.

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marzo 5, 2012 at 9:44 am

Pubblicato su La Lettura, Libri, Politica

Mani Pulite al Liceo

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Quando arrestarono Mario Chiesa avevo appena sedici anni. Del finimondo che mi accadeva attorno capivo ben poco, e registravo solo le informazioni che avessero qualche attinenza con la mia vita di studente di un liceo classico romano, per di più di un liceo storicamente “disimpegnato”. Dunque inezie, dettagli, nugae di poco conto. Non ero ancora hegeliano a sufficienza per riconoscere, nelle fotografie di Borrelli a cavallo che comparivano sui rotocalchi, l’immagine dello Spirito del mondo (Hegel era programma del terzo anno). Eppure, a richiamare oggi i ricordi di quella stagione, devo constatare che il mio fiuto di adolescente mi aveva portato a selezionare l’essenziale, a comporre un vademecum che ancora oggi mi è d’aiuto. Ricordo per esempio di quando vidi il faccione di marmo di Platone, lo stesso che campeggiava sul mio manuale di filosofia, sulla copertina di un volumetto dal titolo Mani pulite. Dentro c’erano l’Apologia di Socrate e il Critone, e il settimanale Epoca lo allegava al numero in edicola: prima, però, aveva avuto l’accortezza di distribuirlo a tutti i parlamentari del parlamento dei corrotti. Non potevo sospettare che in quella copertina ci fossero in nuce tutte le festivaliere filosofe della turpitudine, ma intuii che qualcuno, in Italia, avrebbe presto dovuto bere la cicuta. Leggi il seguito di questo post »

Tutto il potere a Luciano Salce! Consigli al governo Monti

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Si potrebbe comporre un giornale al passo con l’attualità solo riciclando vecchi articoli, o perfino esumando pagine di quotidiani estinti. L’idea tradisce una visione disperata della storia italiana come eterna ripetizione di uno stesso spettacolo, dove cambiano solo i nomi dei primattori (e a volte, nel nostro paese dinastico, neppure quelli). Fatto sta che ne ho avuto conferma in un bel pomeriggio con Marco Pannella al Partito Radicale. Pannella mi ha mostrato i vecchi numeri di Liberazione, quotidiano radicale da lui diretto (e in buona parte scritto) che durò in vita meno di un anno, tra il 1973 e il 1974, al culmine della campagna per il divorzio. Ebbene, una buona metà dei titoli – sulle carceri, sulle corporazioni, sui temi economici – si potrebbero ripubblicare senza cambiare una virgola. Mi sono chiesto, a quel punto, se ci fosse anche una profezia del governo Monti. C’era. A firma di Luciano Salce, geniale regista socialista e radicale, che nel marzo del 1974 intuì la necessità di commissariare la partitocrazia e diede anche alcune buone idee per la famosa fase due. Leggi il seguito di questo post »

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gennaio 22, 2012 at 9:30 am

Gli indignati del Paleolitico. Storia (e preistoria) del dissenso

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Di questi tempi, nelle grandi librerie, la zona della cassa ricorda un posto di blocco: ti avvicini in pace, e sei accolto da un plotone di libriccini che ti puntano addosso le baionette dei punti esclamativi. Indignatevi!, Ribelliamoci!, Liberatevi!. Lo spavento iniziale scema un poco quando ti accorgi che gli autori dei pamphlet, da Stéphane Hessel a Luciana Castellina, appartengono per lo più all’ala punk del potere gerontocratico. Ora un nuovo libro (esce domani) riconduce quei punti esclamativi alla loro radice prima: No! Il libro del dissenso. Un’antologia di cinquecento e più «dissidenti e ribelli che si sono sforzati di smuovere le montagne e fin dai tempi antichi hanno tentato di migliorare, cambiare e trasformare il mondo», come illustra Tariq Ali nella postfazione. Ciascuno compare con una pagina, un pensiero o solo uno slogan.

Continua a leggere sul sito di La Lettura, il nuovo supplemento culturale del Corriere della Sera

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novembre 27, 2011 at 5:26 PM

Pubblicato su La Lettura, Libri, Politica

Chi vuol salvare la propria faccia la perderà

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Judex ergo cum sedebit, quidquid latet apparebit. Quando il Giudice si assiderà, ogni cosa nascosta sarà svelata. Così annuncia il Dies Irae, e messa in questi termini la faccenda suona piuttosto minacciosa. Se però non ci lasciamo suggestionare da tutto quel kitsch medievaleggiante che abbiamo in testa a forza di codici da vinci e nomi della rosa, da tutte quelle schiere nere di monaci incappucciati che intonano il lugubre babau del gregoriano, capiremo che c’è poco da temere dal giorno del Giudizio: lassù nei Cieli le carriere sono separate dall’origine dei tempi, alleluia! Satana è, in ebraico, l’Accusatore, e come non bastasse deve chiedere il nullaosta al padreterno per avviare l’azione penale, che sia per tribolare Giobbe o per “vagliare i discepoli come si vaglia il grano”. Sul banco della difesa sta invece lo Spirito Santo, che il greco della Bibbia chiama il paracleto, e cioè l’Avvocato; dal che si deduce che la bilancia della giustizia ultraterrena pende alquanto sul lato della difesa. La terzietà del giudice non è assicurata, essendo questi tutt’uno con il difensore (è assicurata la sua trinità, che è cosa un po’ diversa). Un grande teologo volle pure ricavarne che, per grazia del divino garantismo, le carceri infernali potrebbero essere vuote, senza bisogno di amnistie a maggioranza qualificata. Così in cielo; quaggiù in terra le cose vanno a rovescio, almeno nella nostra aiuola: le carceri sono infernali proprio perché straboccano, l’accusatore e il giudice vanno assieme a braccetto al circolo del tennis e l’ingranaggio giudiziario ronza così spesso a vuoto che non sappiamo mai cosa partoriranno i suoi stridori, se la verità o l’errore. Leggi il seguito di questo post »

Una caduta di stile del Post

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Il Post non è il Fatto Quotidiano, ed è il motivo principale per cui leggo il Post e non il Fatto Quotidiano (o meglio, leggo il Post per informarmi e il Fatto per spiegare ai miei studenti come non si fa informazione). Proprio per questo il Post non dovrebbe comportarsi mai come il Fatto Quotidiano, nemmeno alla lontana, specie perché il suo direttore, Luca Sofri, nel 2004 scrisse un articolo che era quasi un manifesto, La sinistra che è uguale alla destra, dove si censuravano tutti i vizi di cui il Fatto (che non esisteva ancora) sarebbe diventato poi il campione indiscusso. Le differenze sono semplici: il Post non fa informazione pettegola e persecutoria, non si accoda ai linciaggi, non trucca le carte in tavola, non dà spago ai bugiardi professionisti muniti di archivio, non presta il fianco alla più bieca destra forcaiola abusivamente accampata a sinistra, non affida le proprie prese di posizione a corsivetti maligni, dietrologici e in ultimo stupidi.

E allora proprio non mi va giù che ieri il Post abbia dedicato alla scelta dei deputati radicali di partecipare al voto di fiducia un commento redazionale che è demenziale (absit iniuria) dalla prima all’ultima parola. Non solo è demenziale: è becero, arrogante, pressapochista, sovreccitato e pieno di banalità, immagino a seguito di un’incazzatura redazionale collettiva (cose che capitano). Insomma, se non è un articolo del Fatto poco ci manca. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

ottobre 15, 2011 at 7:36 PM

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