Guido Vitiello

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La congiura degli dèi

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complottoNegli stessi anni in cui María Zambrano scriveva che il delirio persecutorio, il sentimento di essere scrutati e dominati da potenze invisibili, è all’origine della credenza negli dèi, Karl Popper sosteneva che le teorie del complotto nascono dalla secolarizzazione delle superstizioni religiose, poiché il trono lasciato vacante da Dio spinge a chiedersi: chi c’è al suo posto? Dubito che i due si leggessero a vicenda, ma avevano coniato il recto e il verso di una stessa moneta. Che può esser spesa, ad esempio, per spiegare come mai siamo tanto propensi a trattare il tema del complotto come una costante metastorica, una mitologia perenne e pressoché immutabile, radicata negli strati profondi della mente e negli istinti sociali più elementari. Variano gli attori e i fondali, il canovaccio della Grande Congiura è sempre quello. Ma è proprio questo carattere universale, ripetitivo fino alla noia, a rendere interessanti le sole cose che mutano: gli attori e i fondali, appunto. Questo pensavo leggendo l’utilissimo libro scritto da Massimo Teodori con Massimo Bordin, Complotto! (Marsilio). Teodori percorre a ritroso le mille favole cospiratorie dell’Italia repubblicana, dagli intrighi di Napolitano per disarcionare Berlusconi al foulard giallo di Lucky Luciano che dà la benedizione allo sbarco alleato in Sicilia. In mezzo c’è quella specie di outlet del complottismo che è il movimento di Grillo e Casaleggio e un lungo corteo di trame eversive, da Gladio alla P2, ciascuna all’origine di una pubblicistica straripante e stratificata, nonché atrocemente monotona. E allora vien da chiedersi, se non altro per scrollarsi di dosso la noia: qual è – se c’è – il tratto originale del cospirazionismo autoctono? Quali i suoi attori, i suoi fondali? Una volta mi capitò di sostenere, in una battuta, che se il complottista americano è un giornalista investigativo senza rigore, il complottista italiano è un inquisitore senza potere, un Torquemada senza ruota del supplizio. Qui da noi la fantasia cospirazionista fa tutt’uno con il sospetto inquisitorio, con la dubitatio incerta del cacciatore di eretici e di streghe. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

aprile 27, 2014 at 12:00 pm

Annus Mirabilis. Il Guvi Book Award 2009

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Caspita, che annata d’oro! Per una volta, sono soddisfatto delle mie letture. E con gran pena sono riuscito a distillare due Top 15 (Narrativa e Saggistica), una Top 10 “di settore” (Extravaganzas) nonché una Caienna dove scontano la loro condanna i tre libri più insulsi letti nel 2009. L’esortazione d’inizio anno, che rivolgo per primo a me stesso, è ancora una volta questa: non farti dettare le scelte di lettura dai calendari degli editori e degli uffici stampa, dal ricatto dell’attualità, dal regno dell’adulazione universale (il cui rovescio è il combattimento dei galli) che domina il cosiddetto giornalismo culturale, dalla pressione di compagnie e circoletti, spesso amabili, che fanno leva sul senso di vergogna. “Ma come, non hai letto Tal de’ Tali?”. Ebbene no, non l’ho letto, non lo leggerò mai: la vita è troppo breve. Siate crivellati di lacune, con lo stesso orgoglio che il nobile Gruviera ostenta nel vostro frigorifero. Leggete i classici, e seguite le vostre ossessioni ovunque vi portino. Tutto il resto è enciclopedismo, snobismo, accademia, fighettismo letterario, o soggezione alla “fama”: che è poco meno che vento.

Se non vi fidate di me, fidatevi di Jonathan Swift: “Dei settemila scritti attualmente prodotti in questa rinomata città, prima che il sole abbia compiuto la prossima rivoluzione, non resterà l’eco di alcuno”. O di Joseph De Maistre: “Ma una raccomandazione mi resta da farvi, Signora, ed è che, all’epoca in cui viviamo, è più che mai necessario di stare in guardia contro la riputazione dei libri, visto che il secolo che tramonta rimarrà sempre segnato nella storia come la grande epoca della ciarlataneria in tutti i campi, e soprattutto delle fame usurpate”.

E ora, le classifiche (compilate, per pigrizia, in ordine sparso, in una notte quasi insonne: perciò non è detto che il numero sette sia meno bello del numero tre, eccetera). Leggi il seguito di questo post »