Guido Vitiello

Archive for the ‘Il Foglio’ Category

Esprit de l’escalier (Mani bucate, 9)

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Troppo misantropo per arrivare incolume in fondo a una conversazione senza aver fatto qualche faux pas sociale, Jean-Jacques Rousseau era tuttavia convinto che sarebbe stato un ottimo conversatore per lettera, “come si dice che gli spagnoli giochino a scacchi”. Per trovare le parole giuste ci vuol tempo, proprio come per trovare la mossa giusta in una partita. Certo, gli scacchisti per corrispondenza sono figure irrimediabilmente comiche per chiunque abbia letto il carteggio Gossage-Vardebedian di Woody Allen (“Secondo te, stando ad una lettera andata smarrita ventitré mosse fa, il tuo cavallo che ho tolto dalla scacchiera settimane addietro dovrebbe trovarsi nella quarta casella di re…”), ma Rousseau non poteva trovare esempio migliore, negli anni in cui scriveva. Due secoli buoni lo separavano dall’invenzione della posta elettronica; uno e mezzo da una conversazione destinata a incarnare il suo ideale, quella che i letterati russi Ivanov e Gersenzon tennero nell’estate del 1920, scambiandosi lettere da un angolo all’altro della stessa stanza nel Sanatorio per lavoratori dell’intelletto debilitati; e la formula aurea del conversatore inetto sarebbe nata, senza che lui potesse saperlo, pochi anni dopo la fine della stesura delle Confessioni. Questa formula era esprit de l’escalier. Leggi il seguito di questo post »

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agosto 2, 2016 at 12:39 PM

Mistica antifascista (Mani bucate, 8)

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Gli intelletti pigri si appoggiano alla balaustra della metafora più vicina e da lì non si smuovono. Era scontato che la campagna per il no al referendum giocasse sulle due accezioni più comuni della parola costituzione, ossia (cito il Battaglia), “ordinamento di un corpo sociale giuridicamente organizzato” e “complesso delle caratteristiche somatiche, funzionali e psichiche proprie di un individuo”. E così è tutto un fiorire di appelli e di slogan per conservarla “sana e robusta”, impedendole di inocularsi il virus renziano. Ma ci sono casi in cui, abbracciando una metafora, si abbraccia tutta intera una concezione della politica, e allora è in ballo qualcosa di più della pigrizia. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 31, 2016 at 8:53 PM

Pubblicato su Il Foglio, Mani bucate

Il caso Moro come tragedia e come pochade (Mani bucate, 7)

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Un abisso chiama l’abisso, dice il Salmista, che a quanto pare conosceva meglio delle sue tasche lo stato delle mie, piene di ragnatele. Ho comprato su eBay per dieci euro un lotto di sei videocassette con le puntate principali di La notte della Repubblica, la trasmissione che Sergio Zavoli conduceva da quella specie di rifugio antiaereo alla fine degli anni Ottanta su Raidue. Ero già pronto a rivedere “La tragedia di Moro, parte prima” quando ho scoperto che il mio videoregistratore non funziona più. Così sono tornato su eBay per cercare di aggiudicarmi un lettore VHS usato, cosa che vanificherà il grande affare dei dieci euro e probabilmente rivelerà che le videocassette erano smagnetizzate da anni, ma sarà troppo tardi per darle indietro. Un abisso chiama l’abisso, ma a risucchiarmi in questi gorghi finanziari non è il capriccio, sono le notizie che arrivano dalla nuova commissione Moro, nelle quali non riesco a non vedere una pochade o una sceneggiata piena di intrighi e colpi di scena dove verrà fuori che quella mattina a via Fani c’erano il boss della ‘ndrangheta, il nipote del boss, la moglie, l’amante, la moglie dell’amante, l’agente dei servizi nascosto con la domestica dietro un furgone all’angolo con via Stresa. C’è qualcosa di sottilmente comico in questo voler affollare la scena dell’agguato (per non parlare del covo di via Montalcini) di presenze sempre più congetturali, in questo perdersi nei dettagli quando al centro del quadro sta una tragedia così grande e misteriosa. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 22, 2016 at 4:49 PM

Himmler, Wiesel e la gloria

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Molti personaggi storici sono noti per una sola frase, ed è una frase che di solito non hanno detto. Maria Antonietta e le brioches, Lenin e gli utili idioti, Goebbels e la pistola come antidoto alla cultura: la strada del nozionismo è lastricata di apocrifi. Può capitare però che una frase sia stata detta e non detta, o meglio detta in un modo e trascritta in un altro, con variazioni piccole ma decisive. Una delle citazioni più ricorrenti sulla Shoah viene da un discorso segreto agli alti gradi delle SS che Heinrich Himmler tenne a Posen i primi di ottobre del 1943: “Questa è una pagina gloriosa della nostra storia che non è mai stata scritta né mai lo sarà”, si legge nella trascrizione agli atti del processo di Norimberga. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 21, 2016 at 2:42 PM

L’affaire Wiesel-Lanzmann (Mani bucate, 6)

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L’antico assioma secondo cui la verità sta nel vino richiede qualche corollario, che specifichi almeno cosa deve intendersi per verità. La chiosa decisiva l’ha aggiunta Erasmo negli Adagia: “Può capitare che si dica il falso, pur rivelando ciò che si ha nel cuore”. Non so se Claude Lanzmann fosse del tutto sobrio il 3 luglio scorso, quando la radio France Inter lo ha intervistato sulla morte di Elie Wiesel, ma di certo non lo sembrava. C’è chi per dissipare l’imbarazzo ha menzionato i suoi novant’anni, chi la sua sordità; attenuanti troppo deboli per abbuonargli un’affermazione falsa e maliziosa: “Elie Wiesel ha passato ad Auschwitz tre o quattro giorni in tutto”, ha detto Lanzmann, citando l’autorità di Imre Kertész, che lo avrebbe rivelato in Essere senza destino. I cronisti hanno setacciato il romanzo del sopravvissuto ungherese senza trovare menzione di Wiesel. Non è lì, infatti, che dovevano cercare. Le stesse parole le sentii pronunciare a Lanzmann nell’inverno del 2008, in un dibattito alla Cinémathèque di Parigi per una retrospettiva sul cinema e la Shoah. “È stato appena qualche giorno ad Auschwitz”, disse con una punta di sarcasmo; ma non si riferiva a Wiesel, si riferiva a Kertész. Leggi il seguito di questo post »

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luglio 17, 2016 at 1:09 PM

Gabriele Arcangelo come ufficiale giudiziario (Mani bucate, 5)

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Quando l’uomo con il portamonete incontra la vecchina con la bancarella di libri, l’uomo con il portamonete è spacciato. Se poi la vecchina (per modo di dire) è una di quelle maestose e adorabili matrone romane che chiamano tutti gli uomini sotto i sessantacinque anni “bello de nonna” o “cocco de nonna”, e che raccomandano di non far caso ai prezzi scribacchiati a matita perché si può fare un euro a libro e non se ne parla più, la riduzione in miseria è inevitabile. Avevo già ammassato pile di vecchi gialli di John Dickson Carr e di Ellery Queen, quando questa specie di Sora Lella bouquiniste mi ha detto: “Pijatene pure n’artro”. L’occhio mi è caduto su un volumetto intitolato Colpa e vergogna e l’ho infilato distrattamente nella borsa convinto che avesse a che fare con l’antropologa Ruth Benedict, che nel suo classico studio sulla cultura giapponese, Il crisantemo e la spada (1947), aveva distinto appunto civiltà della colpa e civiltà della vergogna. Se la colpa è una macerazione tutta interiore a cospetto della legge morale, la vergogna ne è come il guanto rovesciato, una preoccupazione tutta esteriore per la propria immagine agli occhi del mondo. Guanto rovesciato e, aggiungo, occasionalmente gettato in sfida, perché l’offesa alla reputazione, all’onore, al buon nome può richiedere in casi estremi che del sangue sia versato, altrui o proprio: duello o suicidio rituale. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

luglio 15, 2016 at 7:40 PM

Come crearsi un Poeta Atroce Meccanico Universale (Mani bucate, 4)

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Piccolo bilancio della settimana, in partita doppia. Entrate: otto euro (Gratta e Vinci). Uscite: Paroleorrende magnetiche, Tic edizioni (14 euro); Alessandro Carrera, I poeti sono impossibili, Luca Sossella editore (12 euro); rifacimento del prototipo del Filosofo Meccanico Universale di Absalon Amet (preventivo da definire, nell’attesa ipotecare casa). Il deficit è innegabile, ma è anche inevitabile, perché i tre acquisti si implicano strettamente l’un l’altro. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 30, 2016 at 4:44 PM

Gradiscono un po’ di Moresco? (Mani bucate, 3)

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“Gradiscono un po’ di marsala?” – “Signora sorella magari…”. Ma gli zii molto dabbene dovettero attendere invano, accomodati sulle “poltrone di gala” che Guido Gustavo Gozzano aveva addossato opportunamente al margine del verso perché facessero rima con il vino liquoroso della Sicilia. Un lettore un po’ guastafeste della prima versione di L’amica di nonna Speranza, Dino Mantovani, fece notare che nel 1850, anno in cui Gozzano aveva ambientato la sua fantasia nostalgica, in Piemonte del marsala non si sapeva nulla, a malapena si conosceva l’esistenza di una città siciliana con quel nome. La versione emendata sostituì così al marsala il moscato: sparirono le poltrone di gala, in compenso un “sorriso pacato”, buono a salvare la rima e a riempire i bicchieri, si disegnò sul volto del babbo, della mamma e degli zii molto dabbene. Sbrogliato l’incidente dell’anacronismo i bei conversari poterono proseguire in pace, si parlò di Verdi, di Radetsky e del re di Sardegna. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 21, 2016 at 1:43 PM

L’affaire Tortora come prova generale

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La malattia melodrammatica, che già Gramsci diagnosticò agli italiani, ha tra i suoi sintomi più vistosi l’abbondante lacrimazione e i brividi da indignazione virtuosa. Due sintomi accomunati dalla labilità, dalla compiaciuta irrilevanza, dalla sterilità politica; e l’effetto più dannoso per la salute nazionale, a lungo termine, è la trasformazione di qualunque caso civile in “caso umano”. Se il francofilo Sciascia preferì parlare di affaire Moro, parola in cui svanisce la connotazione lacrimevole, altrettanto dovremmo fare per il caso Tortora. E, come si fa con Moro, dovremmo leggere gli scritti di Tortora incarcerato e processato – i due libri con Guido Quaranta, gli interventi raccolti da Palazzolo in Per una giustizia giusta, il carteggio e le pagine di diario che Epoca pubblicò in un volumetto intitolato Lettere dal carcere, gli articoli ripescati grazie all’imponente ricerca di Vittorio Pezzuto per Applausi e sputi – come scritti pienamente politici, ripiegando il fazzoletto. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

giugno 21, 2016 at 1:37 PM

Cimeli radicali (Mani bucate, 2)

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Il cuore è una sudicia bottega di straccivendolo, diceva Yeats, e mai ce ne accorgiamo meglio di quando se ne va una persona amata. I lutti privati si addolciscono rovistando nelle credenze, negli album di fotografie, nei bauli di cose dismesse; per l’addio a un uomo pubblico ci sono invece le biblioteche, gli archivi dei giornali, le labirintiche rigatterie della rete. Ma dove frugare quando il morto non appartiene a nessuno dei due regni, conteso tra l’uno e l’altro? Ho cominciato a collezionare cimeli radicali quando Pannella era ancora vivo, e la nostra breve amicizia li ebbe spesso come pretesto: lui mi invitò a sfogliare vecchi numeri di Liberazione, il quotidiano che diresse, e in buona parte scrisse di suo pugno, tra il 1973 e il 1974; io gli portai il numero di Playboy del gennaio 1975 con le gemelle Kessler in copertina, comprato a caro prezzo su eBay in un accesso di mani bucate, dove c’era una sua lunga intervista con tre bellissime fotografie (“ammazza quanto eri fico da giovane”, gli disse il gestore del Lucano in via di Torre Argentina, e avrebbe voluto appendersi quella pagina nella trattoria). Sognavo di chiedergli un manifesto del referendum Tortora, introvabile in rete, ma me ne mancò il coraggio o l’insolenza. Ora l’intervista a Playboy si può leggere in un libro curato da Lanfranco Palazzolo per Kaos Edizioni (La rosa nel pugno. Interviste e interventi, 1959-2015) accanto ad altre memorabili, tra cui una su brigatismo, millenarismo e comunismo al cui paragone sbiadiscono le pagine della Rossanda sull’“album di famiglia”. Leggi il seguito di questo post »