Guido Vitiello

Archive for the ‘Libri’ Category

Plateali sbadigli

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“Comunque Salomè [di Carmelo Bene] è uno spettacolo che non lascia indifferenti. Ci ha persino svegliati”. Adelphi riporta in libreria Lo spettatore addormentato di Ennio Flaiano, l’unico libro sul teatro che possa leggere anche chi, come me, detesta il teatro.

Ho scritto: “riporta in libreria”. Ma mi accorgo ora della differenza tra la mole di pagine della mia vecchia edizione Rizzoli e di questa nuova (che è quasi la metà). E oltretutto, cambiano i nomi dei curatori. Gli amici flaianologi mi spieghino l’arcano. Leggi il seguito di questo post »

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ottobre 14, 2010 at 2:09 PM

Vargas Llosa y el Partido del Amor

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Hanno scritto che è una vittoria per la destra svedese; che è una vittoria per la destra autoritaria latinoamericana; che è una vittoria per i razzisti e i nemici dell’immigrazione; che è un premio dato a uno che è non solo “neo-liberale” ma anche macho e sessista. La sinistra radicale svedese, a quanto pare, non ha reagito bene al Nobel a Mario Vargas Llosa, come ha raccontato martedì Johan Norberg sul magazine libertario online Spiked:

People who never voiced any concerns about the politics of other Nobel Prize winners – like Wisława Szymborska, who wrote poetic celebrations of Lenin and Stalin; Günter Grass, who praised Cuba’s dictatorship; Harold Pinter, who supported Slobodan Milošević; José Saramago, who purged anti-Stalinists from the revolutionary newspaper he edited – thought that the Swedish Academy had finally crossed a line. Mario Vargas Llosa’s politics apparently should have disqualified him from any prize considerations. He is after all a classical liberal in the tradition of John Locke and Adam Smith. Leggi il seguito di questo post »

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ottobre 14, 2010 at 9:03 am

Lettonia dei Valori

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“Ogni angolo del mondo è, a suo modo, un frattale, un microscopico infinito di infiniti, dove si possono trovare tutte le verità e le falsità dell’universo. La Lettonia non sfugge a questa regola generale”.

Da Il candidato lettone, di Giulietto Chiesa, in libreria da fine settembre. Il ridicolo involontario di quest’uomo non cesserà mai di stupirmi – e, a suo modo, di farmi simpatia.

*Il titolo del post è luttazzianamente rubato a Christian Rocca

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ottobre 13, 2010 at 10:01 am

Annus Mirabilis. Il Guvi Book Award 2009

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Caspita, che annata d’oro! Per una volta, sono soddisfatto delle mie letture. E con gran pena sono riuscito a distillare due Top 15 (Narrativa e Saggistica), una Top 10 “di settore” (Extravaganzas) nonché una Caienna dove scontano la loro condanna i tre libri più insulsi letti nel 2009. L’esortazione d’inizio anno, che rivolgo per primo a me stesso, è ancora una volta questa: non farti dettare le scelte di lettura dai calendari degli editori e degli uffici stampa, dal ricatto dell’attualità, dal regno dell’adulazione universale (il cui rovescio è il combattimento dei galli) che domina il cosiddetto giornalismo culturale, dalla pressione di compagnie e circoletti, spesso amabili, che fanno leva sul senso di vergogna. “Ma come, non hai letto Tal de’ Tali?”. Ebbene no, non l’ho letto, non lo leggerò mai: la vita è troppo breve. Siate crivellati di lacune, con lo stesso orgoglio che il nobile Gruviera ostenta nel vostro frigorifero. Leggete i classici, e seguite le vostre ossessioni ovunque vi portino. Tutto il resto è enciclopedismo, snobismo, accademia, fighettismo letterario, o soggezione alla “fama”: che è poco meno che vento.

Se non vi fidate di me, fidatevi di Jonathan Swift: “Dei settemila scritti attualmente prodotti in questa rinomata città, prima che il sole abbia compiuto la prossima rivoluzione, non resterà l’eco di alcuno”. O di Joseph De Maistre: “Ma una raccomandazione mi resta da farvi, Signora, ed è che, all’epoca in cui viviamo, è più che mai necessario di stare in guardia contro la riputazione dei libri, visto che il secolo che tramonta rimarrà sempre segnato nella storia come la grande epoca della ciarlataneria in tutti i campi, e soprattutto delle fame usurpate”.

E ora, le classifiche (compilate, per pigrizia, in ordine sparso, in una notte quasi insonne: perciò non è detto che il numero sette sia meno bello del numero tre, eccetera). Leggi il seguito di questo post »

Velo dopo velo, Roberto Calasso e i libri-cipolla

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L’Onnipotente è un accanito fumeur de Havanes, e a ogni boccata lancia densi sbuffi che stendono sui mortali una coltre di nubi grigionere: così, se non altro, è apparso in visione a Serge Gainsbourg, mistico occasionale a duetto con Catherine Deneuve. Ai sigari di quel barbuto patriarca assiso sul suo trono, che è difficile non figurarsi in tenuta verdeoliva, lo scanzonato chansonnier rispondeva sospingendo all’insù, verso i cieli, le volute azzurrine delle sue Gitanes senza filtro. Che cos’era, quello rispedito da Gainsbourg al suo Creatore? Il fumo solenne di una libagione sacrificale in piccola scala? Il fumo erratico e indolente del dandy o dell’esteta, il fumo sottile della speculazione intellettuale, elogiato dal tardo sofista Frontone? O quello obnubilante e ingannatore del venditore, appunto, di fumo? Leggi il seguito di questo post »

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dicembre 28, 2008 at 1:41 PM

Pubblicato su Il Riformista, Libri

De Martino, l’Occidente e la “terra del rimorso”

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Ben prima che il saggista francese Pascal Bruckner parlasse del «singhiozzo dell’uomo bianco » e del masochismo degli europei, desiderosi di addossarsi il “fardello” di tutte le colpe del mondo, ci aveva pensato Ernesto de Martino a metterci in guardia sugli eccessi dell’autofustigazione culturale. E già, perché l’Occidente non è tanto la “terra del tramonto”, dell’occasus, come vanno ripetendo da decenni le prefiche heideggeriane e spengleriane a suon di etimologie civettuole. È piuttosto la “terra del rimorso”, il luogo di una contrizione e di una flagellazione interminabili. Certo, quando il grande antropologo nato cent’anni fa coniò quest’espressione, nel suo studio sul tarantolismo pugliese, si riferiva a uno scenario ben più ridotto: al Salento, alla Puglia, tutt’al più al Meridione d’Italia. Ma la «terra del cattivo passato che torna e opprime col suo rigurgito », a ben vedere, è una formula appropriata per l’Occidente divorato dalle sue colpe storiche come Prometeo dalla leggendaria aquila. E impegnato in un inesausto «pianto rituale» di espiazione, via via degradato a piagnisteo. Leggi il seguito di questo post »

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novembre 30, 2008 at 2:32 PM

Pubblicato su Il Riformista, Libri

Il Muro è caduto anche per Dracula

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Anche per Dracula è arrivato il 1989, persino per la sua stirpe assetata di sangue è scoccata l’alba melanconica o augurale della fine delle ideologie. Ma l’aurora, si sa, può esser letale per questi misantropi abitatori della notte, che con ogni mezzo ne rifuggono la luce. E così, a farla breve, i vampiri hanno perso i canini. Guadagnandone in fascino, come dimostra il successo mondiale – a tratti isterico – del vampiro di Twilight. Ricomparsi sulla scena dopo lunga latenza, ci appaiono oggi irriconoscibili: ammansiti se non proprio “buoni”, mutati in creature delicate e romantiche. Di certo, non fanno più paura a nessuno. Non hanno il ghigno cereo e la chioma corvina di un Bela Lugosi, non esibiscono l’orripilante teschio nudo e gli occhi strabuzzati di un Max Schreck o di un Klaus Kinski. Tenebrosi lo sono ancora, per carità, ma della sottospecie dei “bei tenebrosi”. Hanno i capelli scarmigliati e il fascino efebico di Robert Patterson, il vampiro Edward Cullen di Twilight. Così buono da imporsi delle rispettose restrizioni dietetiche, e da scegliere di cibarsi solo di sangue animale. Hanno il volto penitente dei mostri rabboniti con cui si cimenta a volte la “cacciatrice” Sarah Michelle Gellar di Buffy l’ammazzavampiri, desiderosi di espiare i loro secoli di malefatte. O sono perfino in odore di santità come Angel, protagonista dello spin off della serie tv Buffy tutto incentrato su un succhiasangue redento. Leggi il seguito di questo post »

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novembre 25, 2008 at 2:25 PM

Pubblicato su Cinema, Il Riformista, Libri

Metodo Attali, il futuro del sesso

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In un giorno non remoto la nostra specie perverrà all’ermafroditismo universale, che può leggersi anche come regresso all’androginia primordiale. Avremo relazioni multiple, contrattuali e simultanee alla luce del sole, superata l’onta patriarcale delle corna, e anche molte famiglie allo stesso tempo. Sesso e procreazione divorzieranno per sempre: la riproduzione diventerà compito delle macchine, «mentre la clonazione e le cellule staminali permetteranno a genitori- clienti di coltivare organi a volontà per sostituire i più difettosi ».

Tutto questo suona nel migliore dei casi come il finale patafisico di un romanzo di Michel Houellebecq; nel peggiore, come un volantino missionario della setta dei raeliani. E a nessuno dei due, crediamo, affidereste non dico la guida di un’istituzione internazionale, ma nemmeno la presidenza del vostro condominio. Eppure Jacques Attali ha ricoperto incarichi prestigiosi e di grande responsabilità. Il suo nome, qui da noi, è legato a una commissione abortita e a un metodo auspicabile nei rapporti tra governo e opposizione, l’ennesima riformulazione della logica “bipartisan”.

In Francia e nel mondo è legato a imprese di tutt’altra fortuna: presidente di una commissione (questa non abortita) voluta da Sarkozy sul futuro del paese, originario talent scout di Ségolène, consigliere speciale di François Mitterrand e suo “sherpa” al G7, creatore della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, super- consulente di governi e organismi internazionali, animatore di innumerevoli campagne contro la fame nel mondo, economista, saggista, romanziere, drammaturgo, futurologo, persino pianista e direttore d’orchestra. Uno dei parti più recenti di quest’uomo del rinascimento fuori tempo massimo o di questo abilissimo manager di sé stesso è il libro Amori. Storia del rapporto uomo-donna, scritto a quattro mani con Stéphanie Bonvicini, giornalista di viaggi e già biografa di Louis Vuitton, a breve in libreria per Fazi.

Nella cornice di uno strennone natalizio illustrato, il libro di Attali ha una struttura semplice semplice. Si apre come SuperQuark, con un excursus sulla vita sessuale degli animali: la promiscuità della cinciarella, il doppio pene del geco, i duecento amplessi quotidiani della cimice (la metà dei quali omosessuali), fino ad arrivare al bonobo, in tutto uguale all’uomo se non che lo fa sei volte al giorno. E si finisce con lo scenario poliorgiastico a geometria variabile di cui accennavamo.

Nel mezzo si snoda un interminabile sussidiario scolastico illustrato sull’amore nel mondo, dove tra la foto di due mosconi che copulano e un papiro egizio, tra un’Estasi di Santa Teresa e un indigeno in gonnellino, tra L’origine du monde di Courbet e un fotogramma di Grace Kelly, si ripercorrono le vicende dei rapporti tra donne e uomini nei secoli.

Su un canovaccio simile – e con molte illustrazioni in comune – quasi quarant’anni fa il filologo neo-cataro René Nelli aveva scritto un’opera straordinaria e dimenticata, Erotique et civilisations, con intuizioni originalissime e fulminanti. Al contrario, la chiave di lettura di Attali è arcinota, è il ritornello che da Celso a Fourier alla sinistra freudiana di un Reich o di un Brown non ci si stanca di salmodiare: quello secondo cui il Cristianesimo, con la sua follia monogamica e sessuofobica, avrebbe immesso nella storia umana un’innaturale forzatura, una perniciosa deviazione dal retto corso degli istinti, a cui porre rimedio.

Degli “scenari” delineati dal futurologo Attali, poi, il meglio che si può dire è che suonano un po’ stantii, e sono gli stessi che Nelli delineava nel 1972: declino della fedeltà, confusione dei sessi, separazione del piacere dalla riproduzione. A quanto pare, la sua sfera di cristallo è uno specchietto retrovisore. E già, perché il grosso di queste «evoluzioni ancora oggi impensabili» non solo è stato già pensato e ripensato, ma si è anche tradotto nella realtà.

Il «matrimonio contrattualmente provvisorio » è un dato di fatto, così come il “poliamore” o al limite la “polifamiglia”. Son cose che molti praticano, anche se non sempre sta bene confessarle o vantarsene. E il netloving di cui parla Attali – «uomini e donne potranno avere relazioni sentimentali e/o sessuali simultanee, trasparenti e contrattuali con più persone che avranno a loro volta partner multipli» – è la scoperta dell’acqua calda, che anzi si è fatta tiepidina visto che la si continua a scoperchiare da mezzo secolo.

Nei Bouphonia greci si imbottivano di paglia animali già morti, così da sacrificarli l’ennesima volta. È lo stanco gesto dei dissacratori di professione, dal tempo dei surrealisti a quello dei pornografi: esercitarsi ad abbattere tabù che non esistono più. E magari immaginare, come Attali, che davanti a queste evoluzioni impensabili «le Chiese e le forze conservatrici si coalizzeranno per ritardarle e vietarle, soprattutto alle donne», e che questo porterà alla formazione di governi autoritari, i quali «cominciano spesso col reprimere l’amore».

Ma ovviamente, come prevede il fumettone, «alla fine la libertà individuale prevarrà ancora una volta». E magari tra cinquecento anni scopriremo – guarda un po’ – che si può accoppiarsi senza procreare. In quel gran giorno futuro torneremo a parlare di “metodo Attali”, in onore del profeta dei tempi nuovi. Ma sarà un metodo anticoncezionale.

Articolo uscito sul Riformista il 23 novembre 2008

Written by Guido

novembre 23, 2008 at 2:18 PM

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