Archive for the ‘Libri’ Category
Questo spiega tante cose
La frase di Plinio il Vecchio che ci hanno inculcato sui banchi di scuola – Non c’è libro tanto cattivo che in qualche sua parte non possa giovare – mi è sempre sembrata nel migliore dei casi un po’ ingenua, se non sfrenatamente ottimistica. D’altro canto, nel primo secolo dopo Cristo i libri erano ancora pochi, Moccia non era nato, e insomma era tutto più facile.
Oggi, però, mi sono dovuto ricredere: Plinio aveva ragione. Ho ripreso in mano un libro perfettamente inutile, comprato vent’anni fa ai Remainders di Piazza San Silvestro ai tempi dei grandi sconti di settembre (chi vive a Roma sa di cosa parlo) e, soprattutto, ai tempi in cui l’ingresso di un libro nuovo in casa non creava una catastrofe umanitaria restringendo ulteriormente lo spazio vitale. Leggi il seguito di questo post »
Chi ci ricorda?
“Richiuse cautamente la porta, nel cui spiraglio erano affluiti frenetici e avidi gli sguardi dei cronisti, aggrumati nel corridoio. Tra loro, rampante e schiumante come un purosangue capitato in una stalla di brocchi, era il Grande Giornalista. Dai suoi articoli, cui settimanalmente i moralisti di nessuna morale si abbeveravano, gli era venuta fama di duro, di implacabile; fama che molto serviva ad alzarne il prezzo, per chi si trovava nella necessità di comprare disattenzioni e silenzi”.
(Leonardo Sciascia, Il cavaliere e la morte)
L’ispiratore occulto di Pierluigi Battista
Pierluigi Battista a volte scrive cose giuste, a volte scrive cose sbagliate: come noi tutti, grosso modo. Qualcuno, però, sostiene che le scrive male.
Un professore di letteratura medievale, Claudio Giunta, si è preso la briga di analizzare l’ultimo libro di Battista, I conformisti (una raccolta di articoli sulle viltà degli intellettuali), anche dal punto di vista dello stile.
Lo ha trovato “giornalistico nel peggiore dei significati che l’aggettivo può avere”: iperbolico, ridondante, pieno di incisi e ammiccamenti, imprecisioni, metafore che fanno a pugni tra di loro, giochi di parole puerili, domande retoriche.
Soprattutto, c’è una figura che ricorre ossessivamente nello stile di Battista:
Buona parte dei suoi articoli è costruita sulle anafore, come i temi alle scuole medie o i discorsi degli assessori: «Come se davvero esistessero… Come se davvero esistessero…» (p. 10). «L’utopia è bella perché… È bella perché… È bella perché…» (p. 58). «Astenersi… Astenersi… Astenersi…» (p. 118). «Facciamo finta di… Facciamo finta di… Facciamo finta di…» (p. 145). Leggi il seguito di questo post »
La soldatessa va a Bayreuth
Dobbiamo a Ennio Flaiano, in una pagina su Riusciranno i nostri eroi… (1968), il film conradiano di Ettore Scola, la rivelazione del ruolo assegnato all’italiano nel grande disegno dell’universo:
«L’italiano, nella sua qualità di personaggio comico, è un tentativo della natura di smitizzare se stessa. Prendete il Polo Nord: è abbastanza serio preso in sé. Un italiano al Polo Nord vi aggiunge subito qualcosa di comico, che prima non ci aveva colpito. Il Polo Nord non è più serio. (…) La savana, la giungla, i grandi spazi dell’Africa: due italiani bastano a corromperli. “Dottore!”, “Ragioniere!”. Non rinunciano ai loro titoli, guardano i grandi spazi, vi si perdono, li percorrono senza convinzione, dubbiosamente, “Con lei in Africa non ci vengo più” eccetera. Quando due italiani si incontrano per caso all’estero, la loro prima reazione è un gran ridere. “Che fai qui?…” “E tu?”». Leggi il seguito di questo post »
Datemi i soldi (ho un’idea miliardaria)
“Uscendo da un negozio nel quale si era recato per acquistare un dopobarba, un signore di mezza età, serio e tranquillo, si accorse che gli avevano rubato l’Universo. Al posto dell’Universo c’era solo una polverina grigia, la città era scomparsa, scomparso il sole, nessun rumore veniva da quella polvere apparentemente del tutto abituata al proprio mestiere di polvere”.
La mia idea potenzialmente miliardaria del giorno è questa: trasformare Centuria di Manganelli in una serie televisiva sul modello di Ai confini della realtà. Cento puntate di 25 minuti ciascuna.
Chi mi dà i soldi? Leggi il seguito di questo post »
Giù il sicario. Carmelo Bene ed Ennio Flaiano
Quando farò un film su Carmelo Bene, questa sequenza da Colpo rovente (1969) di Piero Zuffi figurerà prima ancora dei titoli di testa. Anzi, visto che con ogni probabilità non farò un film su Carmelo Bene, fate conto che questo sia il mio film.
La scena è tratta da un giallo italiano che vidi per la prima volta a Venezia, nella benemerita rassegna di Marco Giusti sul cinema di genere, e che mi colpì a tal punto da procurarmene un’edizione pirata sottotitolata in greco moderno (di meglio eBay non offriva).
Qui Bene fa la parte di un sicario pallido e misantropo che attraversa impaziente e pressoché inavvertito i ritrovi dei giovani contestatori. È ricercato dalle forze dell’ordine, che per dargli la caccia non hanno che foto e filmati: e lui, per depistarli, si nasconde nello sgabuzzino di un albergo e si cambia d’abito.
Una sorta di involontaria autoallegoria, non vi pare? Leggi il seguito di questo post »
Come diventai paranoico
Mai guardare troppo da vicino certe traduzioni. Come le dive sul viale del tramonto, non reggono il primissimo piano. E non parlo solo della narrativa, beninteso, o della poesia, che è quasi impossibile tradurre senza scontentare qualcuno (in primis il poeta, se è vivo e occhiuto). Anche saggi importanti, pubblicati da grandi editori in rinomate traduzioni, sono disseminati di tranelli e infarciti di castronerie, e circolano da decenni in versioni approssimative quando non apertamente fuorvianti.
Anni fa, mentre studiavo la Anatomia della critica di Northrop Frye per il mio libro sul romanzo poliziesco, mi accorsi, per esempio, che c’era poco da fidarsi dell’edizione Einaudi. Tanto per dirne una, lo Stato di polizia (police state) diventava, regolarmente, la polizia di Stato. Non una piccola svista, già che in quelle pagine si ragionava di giallo, crimine e potere. Così dovetti ritradurre per conto mio i passi che mi interessavano, scoprendo molti altri insidiosi strafalcioni. E imparai a non fidarmi più.
Oggi pomeriggio, la storia si ripete con La banalità del male di Hannah Arendt, nella canonica edizione Feltrinelli. Quando la Arendt descrive la testimonianza di Yehiel De-Nur – forse la più spettacolare dell’intero processo, perché culminò con un collasso e uno svenimento – nell’edizione italiana si legge che, incalzato dal procuratore Hausner, il testimone “deluso e probabilmente offeso, perse la sua foga e non rispose ad alcuna domanda”. Ma nell’originale è scritto che De-Nur, probably deeply wounded, fainted. La traduzione italiana, in breve, trasforma un traumatizzato in un permaloso, che ammutolisce perché gli rubano la scena.
Tutto questo per ringraziare i due augusti genitori che, costringendo un ragazzino riottoso a studiare le lingue, gli diedero il bandolo per uscire da questi ed altri labirinti.
Edicole votive. Sulla lettura del giornale
È celebre l’aforisma di Hegel secondo cui la lettura del giornale è la preghiera mattutina dell’uomo moderno. Egli più esattamente parla di una forma di preghiera realistica (eine Art von realistischem Morgensegen), rivolta – non si sa bene a chi – nella speranza di dare forma e ordine, per un giorno almeno, al caos del mondo.
Celebre è l’aforisma, certo, ma il naturale corollario tuttora manca: in breve, abbiamo la preghiera ma non il trattato di orazione, nessuno che ci insegni con quale disposizione di spirito praticare il quotidiano atto di pietà.
Dunque siamo costretti a cercarci da soli i nostri Loyola e i nostri Molinos. Per parte mia, mi affido alle Didascalie per la lettura di un giornale di Valerio Magrelli e alla raccolta di Fatti inquietanti di J. Rodolfo Wilcock. Sono due modi – simmetrici, ma in ultimo convergenti – di leggere i giornali scartando senza indugi e ripensamenti la meschina categoria dell'”attualità”. Mi riprometto di tornar presto a parlarne.
Il consiglio preliminare a ogni esercizio devozionale in materia di gazzette, tuttavia, è in questa pagina di Giuseppe Rensi, che potremmo chiamare filosofo stoico se volessimo proprio chiamarlo in qualche modo (e non vogliamo). Leggi il seguito di questo post »
Prediche inutili e recensori truffatori
Tempo fa sostenevo che si potesse comporre un giornale perfettamente al passo con l’attualità solo riciclando e assemblando vecchi articoli, o perfino esumando pagine di giornali estinti, fatti salvi i dovuti aggiustamenti e la sostituzione di qualche nome, sigla o luogo. Proponevo di chiamarlo Qohelet Daily, in omaggio al suo biblico ispiratore, o anche (Nihil Novi Sub) Sole24Ore.
Ebbene, questo articolo di Piero Gobetti, comparso per la prima volta nel novembre del 1918 su “Energie nove”, è la prova che la mia idea non era poi così peregrina*. Cambiate qualche parola qua e là, mettete un altro editore al posto di Treves, e pubblicate questo articolo su un qualunque quotidiano, domattina stessa: è più vivo e vero oggi che novant’anni fa.
Anzi, i recensori di cui parla Gobetti si affannerebbero a lodarlo e a farlo proprio, per fugare il sospetto che si parli di loro: excusatio non petita, come si dice, accusatio manifesta. Leggi il seguito di questo post »
“La vita era pur sì bella”. Contro lo stile scorrevole
Enumerando gli orrori del secolo (il suo, il diciannovesimo) Charles Baudelaire immetteva nel solito corteo di maiuscole impettite – il Progresso, la Virtù, il Vizio, gli Accademici, i Liberali – un ospite inatteso e inconsueto: lo stile scorrevole. Dio ci guardi dalla scorrevolezza. Una scrittura che abbia la lustra insignificanza di un corrimano è, in letteratura, l’altro nome del male.
Leggevo, per la mia rubrica, la recensione di un libro che non ho letto, di una scrittrice che non amo, pubblicato da un editore di cui disapprovo l’intero catalogo. Vi si diceva che la fluency è il meglio che si possa augurare a uno scrittore: se le parole sgorgano via naturali, è probabile che siano buone parole. È vero piuttosto il contrario: più il corso della scrittura è impetuoso, più facilmente trascina con sé detriti di luoghi comuni e lische di parole spolpate. Leggi il seguito di questo post »
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