Guido Vitiello

Archive for the ‘Politica’ Category

I Magi sciroccati (e Mattarella impupato)

with 3 comments

3-kings-PaymobilSono arrivati gli zii di Sicilia, cerimoniosi come i re Magi, a portare il loro saluto al martirello del Quirinale. Sono arrivati trainando un carretto agghindato di tutti gli stereotipi letterari della sicilianità e della sicilitudine, che piacciono tanto ai turisti. Ci hanno risparmiato finora lo scirocco, anzi i secoli di scirocco impigliati in quell’aureola di capelli bianchi, ed è già qualcosa; ma per il resto l’hanno impupato ben bene, Mattarella, dando fondo a tutte le riserve di Sciascia e De Roberto e Brancati che avevano a disposizione. Il primo dei re venuti da meridione, Francesco Merlo, gli ha dedicato su Repubblica un ritratto con più addobbi e candele della festa di Santa Rosalia. In uno dei suoi accessi – ahi quanto frequenti – di maschia e chiaroveggente empatia, Merlo si è immaginato il presidente “perduto nell’immensità soffocante del Quirinale come Casimiro, il triste Vicerè di Sicilia”; un “siciliano schivo, coperto e cauto”, un “siciliano tragico e superbo che brancatianamente vede il nero anche nel sole”, “umbratile e sensibile siciliano fenicio che non perdona”, uno di quei siciliani “muti, nodosi, solitari, sobri, schivi e diffidenti”, che ha la solitudine “della Sicilia terragna, Sicilia di scoglio diceva ancora Sciascia e non di mare aperto, mai di avventura”. Altro che l’oro, l’incenso e la mirra: tutti i cliché del made in Sicily si danno convegno in questo piccolo dizionario dei sinonimi dove tutto è dolente, taciturno, malinconico, tormentoso, sofferente. Sciroccoso no – ed è già qualcosa. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

febbraio 8, 2015 at 11:19 am

Freak Fetish Disorder (FFD)

leave a comment »

downloadLa prossima edizione del DSM, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, dovrà includere una nuova patologia che propongo di battezzare Freak Fetish Disorder (FFD). È quella oscura compulsione che fa sì che dopo qualunque evento tragico, solenne o anche semplicemente serio – lo tsunami, le elezioni, la strage di Charlie Hebdo, le dimissioni di Ratzinger – ci si precipita su Twitter a fare il giro dei freak: Gasparri, Fusaro, Giulietto Chiesa, la Guzzanti, il professor Becchi. Ci si crogiola morbosamente tra giudizi abominevoli, accostamenti demenziali, congetture paranoidi, proprio come un tempo si andava per fiere a vedere la donna barbuta o l’uomo elefante. Poi, se proprio resta tempo, un’occhiata distratta al New York Times e a Le Monde. Il disturbo è grave, e non tanto perché sono in molti a soffrirne, quanto perché i freak si moltiplicano come cavallette, controllano una buona metà del Parlamento, hanno perfino un partito tutto loro che ha candidato al Quirinale il decano dei freak italiani, Ferdinando Imposimato. È una patologia esigente e feroce, il FFD, che impedisce ogni altra occupazione: solo a scorrere i sedicimiladuecento blog del Fatto quotidiano se ne va una settimana. Leggi il seguito di questo post »

Romanzo criminale, Mafia Capitale e la Notte dell’Onestà

leave a comment »

10686913_10152417920558017_6563526332733074284_nIo faccio voto di non usare la parola “pirandelliano”, per non cadere nel luogo comune; voi però leggete questa notizia e meditate sulle inverosimiglianze e le assurdità della vita, che se non copia dall’arte quanto meno le si mescola fino a rendersene indiscernibile. Il Movimento Cinque Stelle ha convocato per il 24 gennaio la Notte dell’Onestà (è un pomeriggio, a rigore) in Piazza SS. Apostoli a Roma, per non dimenticare lo scandalo Mafia Capitale. Attori, cantanti e altra gente di spettacolo si avvicenderanno sul palco, ma la sera del 24 non si recita a soggetto, al contrario: si leggono intercettazioni della Procura di Roma. L’uso delle altrui telefonate come sceneggiatura, copione, canovaccio da commedia dell’arte o testo di una sacra rappresentazione ha ormai una lunga storia, dalle ricostruzioni a fumetti di Santoro – che però nel gusto inclinavano più al fotoromanzo, al Grand Hotel – alla consacrazione di Lucarelli, che riconobbe nell’intercettazione un nuovo genere letterario e lanciò perfino un concorso di intercettazioni immaginarie. Leggi il seguito di questo post »

I due corpi del presidente, e un solo paio di mutande

leave a comment »

390525_10150499100432018_1816944460_nAll’alba del caso Ruby mi imbattei non ricordo dove in due sagome di cartone da ritagliare, come le paper dolls su cui le bimbe giocano a incollare vestitini anch’essi di carta. La prima raffigurava un Berlusconi in canottiera e mutande; la seconda il suo tipico doppiopetto blu, con tanto di linea tratteggiata per le forbici. Era allora di moda citare (per lo più a sproposito) gli studi di Kantorowicz sulla regalità medievale, e così commentai: “Eccoli, i due corpi del re!”. Un amico arguto aggiunse: “Tutto sta a capire a quale dei due corpi appartengono le mutande”. Il dilemma, in effetti, era tutto lì: le mutande di Berlusconi riguardavano il suo corpo di privato cittadino o erano inseparabili dalla sua figura pubblica, dalla sua dignitas, dal suo corpo politico? Le reazioni al caso Ruby ingarbugliarono le cose: a destra si sostenne che le notti di Arcore erano affari privati, eppure le mutande furono issate fieramente sul pennone come un nuovo stendardo; a sinistra si oscillò tra una campagna scandalistica affidata al braccio secolare della stampa fiancheggiatrice e una delega pavida alla magistratura inquirente, perché frugasse nel cassetto dell’altrui biancheria con strumenti giuridici neutrali. Fu lo scontro tra due mezze ipocrisie: perché era senz’altro politico il processo alle mutande di Berlusconi, e perché erano intimamente politiche anche quelle mutande. Come pretendere che dall’epopea di un leader che aveva dissolto ogni argine tra pubblico e privato fosse stralciato il capitolo sul sesso, e solo quello? Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

dicembre 8, 2014 at 12:35 pm

Salvatore Settis e la sua orchestra

with one comment

f5b539e09d1e1c26b92c4a4043fc6b3df7UITlagNon è impresa da poco metter su un’orchestra, specie se si ha l’ambizione di fare grande musica. E la Costituzione è come un bellissimo spartito, lo disse Giuseppe Tesauro quando fu eletto presidente della Consulta. Rimpiango quindi di non aver fatto studi musicali, perché in queste cose non ci s’improvvisa, non è materia da strimpellatori. Pensate solo alla perizia che ci vuole per raggiungere il delicato equilibrio della sezione degli ottoni, così da coprire tutta l’estensione delle voci, dalle più squillanti alle più gravi e pompose: il corno, la tromba, il trombone, il basso tuba, il Salvatore Settis. Non è impresa da poco, ma esiste un’altra via? “La Costituzione spartito di libertà” era il titolo di un incontro musicale organizzato l’anno scorso dal gruppo di Don Ciotti, con il cantautore Gianmaria Testa e con Caselli (Gian Carlo, non Caterina). Ma la Carta non è musica leggera. I temerari che hanno tentato di metterla in canzonetta – da Claudio Baglioni, che gorgheggiò sui principi fondamentali e donò il brano a Repubblica, con tanto di lettera dedicatoria a Ezio Mauro, a Shel Shapiro, che riuscì a far suonare i primi undici articoli più o meno come Stasera mi butto di Rocky Roberts – non hanno avuto fortuna; né è riuscito a far di meglio Gherardo Colombo, animatore dell’ala giovanile del conservatorio costituzionale, tra la musica balcanica dei concertoni del primo maggio e gli spettacoli con il rapper Piotta. Leggi il seguito di questo post »

Fessofurbomachia

with one comment

innomedelpopoloitalianoLeggo sul nuovo Todomodo, la rivista degli Amici di Leonardo Sciascia, un saggio di Euclide Lo Giudice su un tema che mi pare della massima urgenza storica, ossia il ruolo del cretino e dei suoi fratelli (lo stupido, l’imbecille, il fesso) nella vita nazionale. Nel 1982, per una strenna Giuffrè, Sciascia firmò una breve prefazione al Codice della vita italiana (1917) di Prezzolini, soffermandosi sul primo articolo: “I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi”. Il fesso di Prezzolini paga il biglietto in ferrovia e dichiara al fisco il suo vero reddito; il furbo ha per segni distintivi la pelliccia, l’automobile e le molte donne. Sciascia non poteva che apprezzare l’identificazione tra fessaggine e onestà: il buon fesso in un contesto di furbi, ricorda Lo Giudice, figura spesso nei suoi romanzi, e la frase che suggella il fallimento del professor Laurana in A ciascuno il suo è appunto: “Era un cretino”.

Qualche timida speranza Sciascia la affidava a una constatazione statistica, ossia che i fessi sono più numerosi dei furbi: “Solo che, come gli schiavi di Seneca (‘se gli schiavi si contassero…’), non si contano. E possiamo farcene idea, della schiacciante maggioranza che i fessi verrebbero a formare, solo che avessero consapevolezza del loro numero, dai tanti che quotidianamente e ovunque rimpiangono di non esser furbi”. Se ne deduce che i fessi dovrebbero acquisire la marxiana coscienza di classe, costituire qualcosa come un Fesso collettivo in grado di rovesciare il dominio oligarchico dei furbi. Impresa disperata perché, diceva ancora Prezzolini, il fesso in generale è stupido: se non lo fosse, avrebbe cacciato i furbi da un pezzo. Leggi il seguito di questo post »

La Grande Rimozione. Sulla damnatio dei socialisti

with 7 comments

SequenzaFidelL’arte del fotoritocco totalitario ha prodotto tanti di quei capolavori che si dovrebbe farne un museo. Nell’ala “Surrealismo” si potrebbero esporre le mani di Karl Radek, che continuavano a dimenarsi, staccate dal corpo del loro proprietario, nel filmato di un congresso della Terza Internazionale: la censura di Stalin aveva tentato di cancellare ogni traccia dell’ex dirigente bolscevico, dopo le Grandi purghe, ma era stata tradita da quel dettaglio rivelatore (lo notò, e ne scrisse, Franco Fortini). L’ala “Realismo magico” potrebbe invece inaugurarsi con una sequenza di fotografie della Rivoluzione cubana, tre versioni successive della stessa immagine. Nella prima, Fidel Castro parla animatamente accanto a Carlos Franqui e ad Enrique Mendoza. Nella seconda, Franqui è scomparso; nella terza, non c’è più neppure Mendoza, e tutto quel che resta è un rincoglionito a bocca aperta che gesticola da solo davanti a un muro. Forse facevano prima a cestinarla. Leggi il seguito di questo post »

Lo Stato e l’Antistato. Nascita di una mitologia

with one comment

cartolina colore duelloL’opera dei pupi è cancellata, con grande disappunto dei pupari e di chi era già pronto ad applaudirli. Rinaldo non duellerà con Rodomonte, Napolitano non dovrà incrociare le spade con Riina. Era tutto sceneggiato con minuzia, per il debutto nel teatrino del Quirinale: cuntami ‘u cuntu della trattativa, non già tra i paladini di Carlomagno e i saraceni, ma tra lo Stato e la mafia. O meglio, come suggerivano i professionisti dell’allegoria, tra il capo dello Stato e il capo dell’Antistato. Ma che cos’è l’Antistato? Confesso di non raccapezzarmici. La parola ronza spesso nel dibattito pubblico, e vedo che ha una storia secolare: a frugare negli annali la si trova riferita ai partiti rivoluzionari, ai gruppi anarchici, al crimine organizzato, alle associazioni segrete; la si potrebbe inseguire fino ai primi anni Venti, quando la usarono, con intendimenti opposti, Benito Mussolini e Lelio Basso. Leggi il seguito di questo post »

Giggino Warhol e la pop art giudiziaria

leave a comment »

gwVoglio appendermi un De Magistris in salotto. Non fate subito pensieri macabri, non si tratterebbe mica di un trofeo di caccia. Pensavo piuttosto a una serigrafia in stile Andy Warhol a tutta parete, su cui il faccione dell’ex magistrato con la bandana in testa e gli occhi da pazzo sia virato in nove colori diversi, come Marilyn. Meglio ancora, una scultura iperrealista alla maniera di Duane Hanson, quello della casalinga che fa la spesa con i bigodini o dei turisti americani obesi. Voglio un De Magistris a grandezza naturale in poliestere e resina sintetica da piazzare al centro del soggiorno, un duplicato indistinguibile a occhio nudo dal De Magistris reale, intorno al quale amici e ospiti possano gironzolare, curiosare, commentare. Leggi il seguito di questo post »

Written by Guido

settembre 29, 2014 at 9:45 am

…E poi non ne rimase nessuno. L’estinzione dei garantisti

with 5 comments

Metro-PROMO_07Con un acquario si può fare una zuppa di pesce, più difficile è trasformare una zuppa di pesce in un acquario. La battuta che circolava ai tempi del crollo del Muro, a sottolineare l’irriversibilità dei disastri fatti dal comunismo, si presta bene anche ai danni di un ventennio di intossicazione forcaiola. Da più parti si è detto, in questi giorni, che il nuovo gruppo dirigente renziano deve dotarsi di una cultura garantista, e che tra le intemperanze corporative dell’Anm e le inchieste sul Pd emiliano tutti i nodi del rapporto politica-giustizia stanno venendo al pettine. Era ora, verrebbe da dire; se non fosse che, per citare Sciascia, manca il pettine. E se il pettine manca, è perché c’è chi si è messo d’impegno a staccarne uno dopo l’altro tutti i denti. La metafora che ricorre più spesso è un’altra, quella della “mutazione genetica”: la sinistra avrebbe smarrito l’ispirazione garantista trasformandosi in una cinghia di trasmissione della magistratura associata, o in una tifoseria dei pubblici ministeri; dal che si deduce che per tornare dal signor Hyde al dottor Jekyll basta aspettare che la pozione magica cessi il suo effetto. Ma è una metafora inesatta, compiacente e segretamente revisionista. Leggi il seguito di questo post »